<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5604896063125151150</id><updated>2012-02-16T04:13:54.798-08:00</updated><category term='presentazione.'/><category term='Cosmati'/><title type='text'>Cosmati</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://cosmati.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Nicola Severino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06847901105750676880</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://2.bp.blogspot.com/-Akuq8Gh3hnU/Tp6QUUX8VxI/AAAAAAAAIiY/V6k0XQbvkJU/s220/Nik%2Bprofilo.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>12</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5604896063125151150.post-8573682827363909083</id><published>2012-01-03T07:57:00.000-08:00</published><updated>2012-01-03T08:45:56.845-08:00</updated><title type='text'>Studies on Cosmatesque Pavements</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' arrivato! Può sembrare strano che l'arrivo di un libro dagli Stati Uniti possa essere motivo di euforia, ma in questo caso la tensione nell'attesa e la gioia nel riceverlo e saperlo salvo, "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;arrived&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;safely&lt;/span&gt;" come dicono gli inglesi, senza essersi perso nei meandri delle spedizioni dei pacchi del periodo natalizio, diventa gioco forza motivo di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;soddisfazione&lt;/span&gt;. In realtà, prima di ordinare l'unica copia usata in vendita esistente al mondo di questo introvabile &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Studies&lt;/span&gt; on &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Cosmatesque&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Pavements&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;Dorothy&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Glass&lt;/span&gt;, ho avuto diversi dubbi tra cui il più forte e fondato era proprio quello dell'incertezza di vederlo arrivare sano e salvo a casa in un periodo, quello delle feste natalizie, in cui è risaputo che le Poste Italiane sono messe a dura prova. Questa copia, che presenta una &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;leggerissima&lt;/span&gt; ripiegatura su tutte le pagine causata da un "trauma da colpo" nello spigolo destra alto del volume, un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;pò&lt;/span&gt; come accade alle pagine dei quaderni dei bimbi dell'asilo che poi fanno le "orecchie" e un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;pò&lt;/span&gt; consunta dai 32 anni che ormai vanta di vita, l'ho acquistata al prezzo di 100 dollari americani, ma ho dovuto aggiungerci quasi la metà di spese di spedizione!&lt;br /&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;Perchè&lt;/span&gt; l'ho acquistato? Cosa mi ha convinto a farlo?&lt;br /&gt;In realtà, ai primi di dicembre avevo già preso &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;appuntamento&lt;/span&gt; con la Biblioteca di Storia dell'Arte che è a Palazzo Venezia a Roma dove si conserva una delle quattro copie di questo libro esistenti in Italia (con la mia ora fanno 5!), per visionarlo e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;possibilmente&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;fotografarlo&lt;/span&gt; o &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;fotocopiarlo&lt;/span&gt;. Insomma, a me serve leggerlo averlo a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;disposizione&lt;/span&gt; per studiarci, per confrontare le tesi, le notizie sui pavimenti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;cosmateschi&lt;/span&gt;. Poi, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;ripensandoci&lt;/span&gt;, e dopo aver preso &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;informazioni&lt;/span&gt; sulle possibilità di riprodurlo ridotte al solito 15% del volume, che tra l'altro già avevo grazie alle fotocopie di una studentessa di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;architettura&lt;/span&gt; che mi aveva contattato per degli studi specifici sull'argomento, ho capito che forse avrei dovuto cercare di fare questo passo, cioè di prendere una copia originale del libro. Se avevo visitato tanti luoghi, al costo di tanti sacrifici, soldi spesi e tempo dedicato alle ricerche, allo studio e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;composizione&lt;/span&gt; dei già dieci volumi che ho prodotto sull'argomento, significava questo passo era ormai d'obbligo. Anche &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;perchè&lt;/span&gt; questo libro dopo 32 anni è ancora attualmente il solo volume che tratta in modo esclusivo, specifico, dei pavimenti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;cosmateschi&lt;/span&gt; dell'Italia centrale e soprattutto quelli di Roma. Mi occorreva per tanti motivi: per avere il quadro completo delle &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;informazioni&lt;/span&gt; tecniche e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;bibliografiche&lt;/span&gt;, per conoscere in dettaglio le tesi di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;Glass&lt;/span&gt; su ciascun monumento musivo, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;perchè&lt;/span&gt; è un libro citato da tutti gli studiosi fino ai nostri tempi, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;perchè&lt;/span&gt; in questi decenni è diventato il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;best&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;seller&lt;/span&gt;, il manuale, la bibbia dei pavimenti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;cosmateschi&lt;/span&gt;, nonostante sia solo la tesi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32"&gt;dattiloscritta&lt;/span&gt; di una studentessa inglese di Storia dell'Arte, pubblicata sotto gli auspici della sua università.&lt;br /&gt;Non so &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33"&gt;perchè&lt;/span&gt; sia toccato a me, oggi, sfatare i luoghi comuni che questo volume ha tramandato alle generazioni di studiosi successivi dell'argomento &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_34"&gt;cosmatesco&lt;/span&gt;; non so &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_35"&gt;perchè&lt;/span&gt; debba essere io, oggi, il solo ( o primo )  italiano a riscrivere in modo completo la storia dei pavimenti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_36"&gt;cosmateschi&lt;/span&gt; in Italia (di recente l'ha fatto in modo parziale e generale Paloma &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_37"&gt;Pajares&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_38"&gt;Ayuela&lt;/span&gt; nel suo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_39"&gt;Cosmatesque&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_40"&gt;Ornaments&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;... del 2002, ma è in inglese e non &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_41"&gt;approfondito&lt;/span&gt; come dovrebbe essere), mentre Luca &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_42"&gt;Creti&lt;/span&gt; ha trattato l'argomento (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;In&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_43"&gt;Marmoris&lt;/span&gt; arte periti&lt;/span&gt;... 2010)  solo per quanto riguarda alcuni monumenti pavimentali specifici.&lt;br /&gt;Il libro di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_44"&gt;Glass&lt;/span&gt; è, quindi, ancora oggi un monumento unico e ancora da scoprire nei dettagli; una fonte di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_45"&gt;informazioni&lt;/span&gt; preziosa e introvabile.&lt;br /&gt;Certo, sarei potuto andare due o tre volte a Roma, alla biblioteca predetta per farmi scansionare (le fotocopie non le fanno più) e mettere sulla &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_46"&gt;pennetta&lt;/span&gt; il 15 % del libro ogni volta, se avessero concesso di farlo, ma mi sarebbe costato di più che comprare la mia copia! E avrei avuto solo delle sbiadite immagini da visionare solo al computer.&lt;br /&gt;Perciò, adesso che posso sfogliare il mio libro cartaceo, l'originale, anche se una copia usata, ma tutto sommato, in ottimo stato, sono contento di averlo acquistato. Ci voleva. Era un traguardo obbligato. Una via della conoscenza &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_47"&gt;forzatamente&lt;/span&gt; da percorrere a piedi e lentamente, ma con spirito di libertà e sete di conoscenza. L'ho ordinato tramite &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_48"&gt;Amazon&lt;/span&gt;.com alla "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_49"&gt;myopicbook&lt;/span&gt;" americana, di cui non avevo mai sentito parlare prima. Dopo un veloce e preciso scambio di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_50"&gt;mails&lt;/span&gt; (in America ti rispondono dopo 5 minuti alle &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_51"&gt;mails&lt;/span&gt; non come in Italia che nei casi fortunati accade dopo diversi giorni, mentre, per esperienza personale, da molti non ho mai avuto nemmeno risposta!), mi sono rassicurato sulla serietà del venditore, il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_52"&gt;feedback&lt;/span&gt; era al massimo, il sito web lasciava ben sperare...così ho fatto "click" su acquista. Il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_53"&gt;superpacco&lt;/span&gt; è arrivato, come previsto da &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_54"&gt;Amazon&lt;/span&gt;, tra il 22 e il 30 dicembre esattamente la mattina del 30, con una "tassa aggiuntiva" di 10 euro sull'acquisto, dato che è arrivato tramite corriere &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_55"&gt;SDA&lt;/span&gt;. Il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_56"&gt;paccone&lt;/span&gt; sembrava contenere un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_57"&gt;videoregistratore&lt;/span&gt; gigante, invece dentro c'era solo il libro della &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_58"&gt;Glass&lt;/span&gt; che per quanto di 240 e passa pagine, è un volume di 3 cm di spessore e formato A4.&lt;br /&gt;Chi studia con passione queste cose, può immaginare l'emozione e la gioia nell'aprire il pacco ed avere tra le mani finalmente questa preziosa opera le cui pagine, leggermente sbiancate dal tempo,  odorano già di libreria antica...&lt;br /&gt;La copertina di cartoncino morbido color rosso antico, come i porfidi dei pavimenti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_59"&gt;cosmateschi&lt;/span&gt;, ha solo il titolo in caratteri giganti, il nome dell'autrice e sotto l'edizione BAR &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_60"&gt;International&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_61"&gt;series&lt;/span&gt; 82, 1980.&lt;br /&gt;Alla copertina è attaccata quasi per un quarto la seconda pagina che mostra al centro solo un angioletto che suona la tromba, come per annunciare qualcosa di... speciale! La rilegatura, in tipo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_62"&gt;brossura&lt;/span&gt;, è delicata e già provata dai lunghi 32 anni di vita. Non posso piegare il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_63"&gt;ibro&lt;/span&gt; al centro &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_64"&gt;perchè&lt;/span&gt; potrei rovinarlo. Svolgo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_65"&gt;velocemente&lt;/span&gt; le pagine verso la metà del volume: il testo è &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_66"&gt;dattiloscritto&lt;/span&gt;, non è impaginato, non è &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_67"&gt;giustificato&lt;/span&gt;, non ci sono corsivi.. non è l'opera di una tipografia... è un semplice &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_68"&gt;dattiloscritto&lt;/span&gt;. Alla fine del testo ci sono molti disegni di schemi geometrici dei pavimenti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_69"&gt;cosmateschi&lt;/span&gt; visti dall'autrice e in fondo al volume sono aggiunte, ripiegate, come si faceva per i testi del '700, due tavole che raffigurano in dettaglio una il pavimento della chiesa dei Santi Quattro Coronati, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_70"&gt;particolarmente&lt;/span&gt; in grazia alla studiosa, e l'altra quello della chiesa di S. Andrea in &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_71"&gt;Flumine&lt;/span&gt; a Ponzano Romano. Tra queste vi sono decine e decine di fotografie in banco e nero, per la maggior parte tratte dal fondo dell'Istituto Centrale per il Catalogo e la &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_72"&gt;Documentazione&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Non mi pento di averlo acquistato, specie ripensando a quante volte ho speso gli stessi soldi in modo meno costruttivo o comunque per fare solo un paio di visite a monumenti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_73"&gt;cosmateschi&lt;/span&gt;. Ci voleva anche questo, era necessario e non da ultimo, sono contento di avere la quinta copia esistente in Italia di questo volume.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5604896063125151150-8573682827363909083?l=cosmati.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cosmati.blogspot.com/feeds/8573682827363909083/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2012/01/studies-on-cosmatesque-pavements.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/8573682827363909083'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/8573682827363909083'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2012/01/studies-on-cosmatesque-pavements.html' title='Studies on Cosmatesque Pavements'/><author><name>Nicola Severino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06847901105750676880</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://2.bp.blogspot.com/-Akuq8Gh3hnU/Tp6QUUX8VxI/AAAAAAAAIiY/V6k0XQbvkJU/s220/Nik%2Bprofilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5604896063125151150.post-7501507111931862803</id><published>2011-12-28T13:05:00.000-08:00</published><updated>2011-12-28T13:36:29.574-08:00</updated><title type='text'>DIARIO DEI COSMATI: ROMA 26-27 DICEMBRE 2011</title><content type='html'>Il giorno di Santo Stefano, sono partito, insieme a mia moglie, per fare due giornate romane alla scoperta di "tesori" cosmateschi, noti e meno noti. Il grosso ormai è fatto, anche se restano alcuni luoghi "intensi" ma di difficile visita per una analisi approfondita, come le Grotte Vaticane, la Cappella Sistina, i Musei Vaticani, ecc.&lt;br /&gt;Seguendo un pò le tracce indicate da Edward Hutton (1950), e da alcuni siti internet che descrivono sommariamente, o approfonditamente, le chiese di Roma, ho organizzato il mio giro in questo modo.&lt;br /&gt;San Giovanni in Laterano, visita generica al Battistero e soprattutto alla Scala Santa, dove sapevo esserci un pavimento cosmatesco. Quindi, a piedi, seguendo via di Santo Stefano Rotondo, arrivare alle chiese del Celio, sia perchè mi piaceva rivederle da quando c'ero stato in agosto del 011, sia per integrare la ricerca, magari trovando qualcosa di inaspettato. E di inaspettato, intanto, abbiamo trovato la chiesa di Santo Stefano Rotondo aperta, forse proprio perchè era il giorno di Santo Stefano! Di cosmatesco, però, non ho trovato nulla, a parte l'architettura forse della facciata e del portico della chiesa. Quindi siamo arrivati, poco dopo, alla chiesa di Santa Maria in Domnica alla Navicella, per la quale avevo letto in alcuni luoghi che sul presbiterio dovevano esserci alcuni resti di pavimento cosmatesco. Invano ho cercato tali tracce, anche sotto i tappeti che non mancano mai, ma nulla. Niente di niente. A meno che qualcuno abbia inteso le piccole porzioni dei gradini dei due altari delle rispettive navate laterali, come "cosmateschi" perchè sono fatti in "opus sectile" di tarsie a losanghe giganti in bianco e nero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La giornata era di quelle che possono definirsi tra le più belle dell'anno, con un'aria addolcita da un sole, quasi primaverile e resa frizzante dal freddo secco di dicembre. Un cielo azzurrissimo in cui svettavano i monumenti più alti di Roma. Camminare era un piacere, ma alla fine...i chilometri fatti non si calcolavano, con  conseguente sfinimento fisico...Sempre nel Celio, abbiamo visitato le "Case Romane", e qui ho trovato piacevoli sorprese, di resti pavimentali in opus sectile di epoca romana e anche quelli sicuramente della chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, che si trova addossata e quasi costruita sopra questi monumenti. Splendide tessere cosmatesche, ricostruite nei locali del museo, dove si conservano anche resti di transenne e plutei cosmateschi appartenuti all'arredo della chiesa medievale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal Celio, siamo scesi giù, dopo aver visitato sommariamente Villa Celimontana. Costeggiando le Terme di Caracalla siamo giunti davanti alla basilica di Santa Maria in Cosmedin che però ho già visitato in agosto e quindi abbiamo proseguito per Trastevere dove abbiamo pranzato e ci siamo un pò riposati. Volevo rivedere San Benedetto in Piscinula, ma la chiesa era chiusa e riapriva alle 16,30: troppo tardi.&lt;br /&gt;Da Trastevere ci siamo incamminati passando dinanzi alla sempre ciusa chiesa romanica sull'Isola Tiberina. Quindi, un pò alla volta, siamo giusti in vista di Piazza Venezia. Dopo un caffè ci siamo incamminati per Via del Corso e di fronte a Via Lata ho visitato la chiesa di San Marcello, in cui ho visto un pluteo cosmatesco. Poi siamo andati nella vicina basilica dei Santi XII Apostoli dove anche non sono riuscito a trovare i resti di pavimento cosmatesco citati da altri autori. Alle 17,00 ho considerato chiuso il giro e una passeggiata di oltre 1 km per arrivare a piazza Barberini e prendere la metro era l'ultima operazione da fare.&lt;br /&gt;Il giorno seguente, il 27 dicembre, stanchi della giornata precedente, abbiamo deciso io e mia moglie di fare una sola visita: l'abbazia delle Tre Fontane, arrivandoci in auto.&lt;br /&gt;Anche qui non ho trovato nulla di particolare, se non alcune tracce di arredi cosmateschi e le molto esigue tracce di pavimentazione musiva ricostruita nelle zone laterali dell'abside della chiesa di S. Maria in Scala Coeli.&lt;br /&gt;Ma l'avventura non finisce qui...domani, 29 dicembre, ci aspetta Ravello e Scala con i rispettivi monumenti sacri, come il Duomo con i pulpiti cosmateschi e, se si fa in tempo, un pensierino anche al duomo di Amalfi, anzi, al chiostro del duomo di Amalfi...ma questa è un'altra storia!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5604896063125151150-7501507111931862803?l=cosmati.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cosmati.blogspot.com/feeds/7501507111931862803/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/12/diario-dei-cosmati-26-27-dicembre-2011.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/7501507111931862803'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/7501507111931862803'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/12/diario-dei-cosmati-26-27-dicembre-2011.html' title='DIARIO DEI COSMATI: ROMA 26-27 DICEMBRE 2011'/><author><name>Nicola Severino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06847901105750676880</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://2.bp.blogspot.com/-Akuq8Gh3hnU/Tp6QUUX8VxI/AAAAAAAAIiY/V6k0XQbvkJU/s220/Nik%2Bprofilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5604896063125151150.post-6985588454434185703</id><published>2011-12-19T02:30:00.000-08:00</published><updated>2011-12-19T02:55:41.865-08:00</updated><title type='text'>I Cosmati nell'arte, parte prima: Giotto</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:alwaysshowplaceholdertext&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;    &lt;w:dontgrowautofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:latentstyles deflockedstate="false" latentstylecount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable  {mso-style-name:"Tabella normale";  mso-tstyle-rowband-size:0;  mso-tstyle-colband-size:0;  mso-style-noshow:yes;  mso-style-parent:"";  mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;  mso-para-margin:0cm;  mso-para-margin-bottom:.0001pt;  mso-pagination:widow-orphan;  font-size:10.0pt;  font-family:"Times New Roman";  mso-ansi-language:#0400;  mso-fareast-language:#0400;  mso-bidi-language:#0400;} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;INFLUENZE COSMATESCHE NELL’ARTE PITTORICA DAL XIV AL XVI SECOLO&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;La bellezza estetica e spirituale che le opere cosmatesche dovettero suscitare negli animi dei giovani artisti che si formarono nel periodo immediatamente successivo ai marmorari del XII e XIII secolo, finirono per influenzare in modo determinante tutta l’arte pittorica fino a tutto il Rinascimento.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;La finezza delle decorazioni minute che i maestri Cosmati e marmorari dell’Italia centro meridionale lasciarono in eredità ai loro successori, non poteva passare inosservata e non poteva non essere accolta con entusiasmo dai giovani talenti che formarono le scuole pittoriche, specie quelle del XIV secolo, quando l’arte cosmatesca lasciava un’impronta ancora troppo forte e vivida, perché ben conservata, che era davanti agli occhi di tutti. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Sebbene l’operato dei maestri Cosmati, cioè della famiglia di Lorendo di Tebaldo, possa considerarsi esaurito entro la metà del XIII secolo, la produzione di monumenti nello stesso stile, per quanto riguarda soprattutto gli arredi delle chiese e, nella fattispecie, le cappelle gotiche delle tombe dei personaggi importanti, continuò con le famiglie di marmorari successive, fino alla fine del 1200. Così, dal 1264 al 1279 troviamo all’opera Cosma II, figlio di Pietro Mellini e i figli di quest’ultimo, Iacopo III, Giovanni, Deodato, Pietro e un incerto Carlo che lavorarono fino al 1299 ad eccezione di Deodato, forse l’ultimo, che è attestato dal 1290 al 1332.&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;E questi sono gli ultimi maestri della scuola cosmatesca i quali lasciarono il posto a quella nuova generazione di talenti che iniziavano a scrivere la storia dell’arte pittorica italiana. Il primo e più famoso tra questi è certamente Giotto di Bondone che nacque nel 1267 ed era quindi giovanissimo quando i figli di Pietro Mellini firmavano i loro lavori sul finire del 1200. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Possiamo immaginare come la sua giovane mente fosse influenzata dalle meravigliose decorazioni musive degli arredi religiosi che poi riprodusse fedelmente in molte delle sue opere, sia nella raffigurazione dei monumenti che come elementi decorativi spaziali.&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;E’ in questo periodo, infatti, e per mano sua e dei suoi seguaci, che le rappresentazioni decorative cosmatesche sono realizzate con quel senso di totale realtà dimensionale, e di bellezza cromatica, come fosse una continuazione dell’opera dei maestri marmorari che fino ad allora avevano avuto il compito di decorare i monumenti religiosi. Sembra quasi di cogliere come uno spirito di conservazione di una bellezza artistica che di li a poco sarebbe svanita nel nulla e di cui si sarebbe potuto conservare solo un nostalgico ricordo. Così Giotto sembra intepretare l’arte musiva dei Cosmati che &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;riproduce in modo totalmente fedele sia nei complicati patterns geometrici che nella simmetria dei colori di ciascuna tessera che li compone. Come se avesse avuto l’intenzione di non far dimenticare i dettagli di un’arte che, sebbene nell’ultimo periodo dalla sua fioritura, egli stesso aveva vissuto in prima persona. Infatti, nel 1280, durante un suo viaggio a Roma, conobbe Arnolfo di Cambio che forse lo introdusse nel cantiere di Assisi dove lavorarono anche altri artisti romani, come Jacopo Turrita e Filippo Rusuti.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;In Giotto si ha forse la più significativa rappresentazione delle decorazioni cosmatesche raffigurate in modo talmente reale da far rivivere pienamente lo spirito e l’arte dei marmorari cosmati. Così egli riproduce minuziosamente i patterns geometrici formati con i quadratini, o con i triangoli, i motivi di stelle come viste nel chiostro dei Santi Quattro Coronati, e ne forma le fasce decorative perimetrali di portali, addirittura di colonne tortili, di campiture degli archi gotici di cappelle funerarie e sepolcri, trabeazioni, transenne presbiteriali, troni e addirittura in qualche caso raffigura porzioni di pavimento con motivi cosmateschi, come nella &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Presentazione di Cristo al Tempio&lt;/i&gt; dove inserisce motivi a stelle tra tessere esagonali, e un &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;San Pietro in Trono&lt;/i&gt; con un pavimento di variegati motivi cosmateschi. Insomma si sente che egli è il più grande pittore che si forma sotto la diretta influenza dell’arte dei Cosmati. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Esempi di decorazioni cosmatesche nelle opere di Giotto.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-kQeMNiPxOTY/Tu8YAUBXaAI/AAAAAAAAIsI/ObyYOoR-W84/s1600/fig.11"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 156px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-kQeMNiPxOTY/Tu8YAUBXaAI/AAAAAAAAIsI/ObyYOoR-W84/s320/fig.11" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5687791248045729794" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-wqelwit_OIc/Tu8X7WNKB4I/AAAAAAAAIrs/rFl4l8LP--Q/s1600/fig.9"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 173px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-wqelwit_OIc/Tu8X7WNKB4I/AAAAAAAAIrs/rFl4l8LP--Q/s320/fig.9" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5687791162732709762" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-FOpeGiFDdfM/Tu8X7ZDR3JI/AAAAAAAAIrg/T_pziYRro0k/s1600/fig.8"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 187px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-FOpeGiFDdfM/Tu8X7ZDR3JI/AAAAAAAAIrg/T_pziYRro0k/s320/fig.8" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5687791163496586386" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-pho-XN8PH3M/Tu8X7OY2bSI/AAAAAAAAIrY/BMvBCTfES2g/s1600/fig.7"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 170px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-pho-XN8PH3M/Tu8X7OY2bSI/AAAAAAAAIrY/BMvBCTfES2g/s320/fig.7" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5687791160634273058" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-TKX881X4Pe4/Tu8X64Q0iVI/AAAAAAAAIrM/VsUOmcsg958/s1600/fig.6"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 140px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-TKX881X4Pe4/Tu8X64Q0iVI/AAAAAAAAIrM/VsUOmcsg958/s320/fig.6" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5687791154695014738" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-VsATNjsVRd4/Tu8X7u5pMBI/AAAAAAAAIr8/pvTEAr8yd-0/s1600/fig.10"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 134px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-VsATNjsVRd4/Tu8X7u5pMBI/AAAAAAAAIr8/pvTEAr8yd-0/s320/fig.10" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5687791169361752082" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-DHCCv7O9Y0U/Tu8XmZiJaBI/AAAAAAAAIqw/1V8Xt3zDHfY/s1600/fig.4"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 110px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-DHCCv7O9Y0U/Tu8XmZiJaBI/AAAAAAAAIqw/1V8Xt3zDHfY/s320/fig.4" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5687790802848802834" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-QP9KHydmE10/Tu8XmHj7juI/AAAAAAAAIqo/-poLAuJ_-rI/s1600/fig.3"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 266px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-QP9KHydmE10/Tu8XmHj7juI/AAAAAAAAIqo/-poLAuJ_-rI/s320/fig.3" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5687790798024445666" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Xk2gFn9Tg-w/Tu8Xl30XEzI/AAAAAAAAIqc/S8ls9b3gX98/s1600/fig.2"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 127px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-Xk2gFn9Tg-w/Tu8Xl30XEzI/AAAAAAAAIqc/S8ls9b3gX98/s320/fig.2" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5687790793798390578" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-1DFVqOIdFAw/Tu8XlkM4zkI/AAAAAAAAIqQ/L1IysSS05pg/s1600/fig.1"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 32px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-1DFVqOIdFAw/Tu8XlkM4zkI/AAAAAAAAIqQ/L1IysSS05pg/s320/fig.1" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5687790788532555330" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-nYrF3z4Tj4M/Tu8XmgyorvI/AAAAAAAAIrA/CQvJjkRe0Yg/s1600/fig.5"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 128px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-nYrF3z4Tj4M/Tu8XmgyorvI/AAAAAAAAIrA/CQvJjkRe0Yg/s320/fig.5" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5687790804797009650" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5604896063125151150-6985588454434185703?l=cosmati.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cosmati.blogspot.com/feeds/6985588454434185703/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/12/i-cosmati-nellarte-parte-prima-giotto_19.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/6985588454434185703'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/6985588454434185703'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/12/i-cosmati-nellarte-parte-prima-giotto_19.html' title='I Cosmati nell&apos;arte, parte prima: Giotto'/><author><name>Nicola Severino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06847901105750676880</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://2.bp.blogspot.com/-Akuq8Gh3hnU/Tp6QUUX8VxI/AAAAAAAAIiY/V6k0XQbvkJU/s220/Nik%2Bprofilo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-kQeMNiPxOTY/Tu8YAUBXaAI/AAAAAAAAIsI/ObyYOoR-W84/s72-c/fig.11' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5604896063125151150.post-7228068407275058867</id><published>2011-11-25T13:20:00.000-08:00</published><updated>2011-11-25T13:23:51.306-08:00</updated><title type='text'>Il pavimento cosmatesco del Duomo di Salerno</title><content type='html'>Il nuovo libro di Nicola Severino&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-l5gU9BQ2jI0/TtAHRb6aEgI/AAAAAAAAIpw/T1ECZ8upHw4/s1600/salerno.jpg"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alla luce di nuove ipotesi storiche ed analisi stilistiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il  pavimento cosmatesco del Duomo di Salerno è un monumento complesso,  integrato nello spettacolare arredo liturgico musivo dei pulpiti e delle  tribune. Esso però ha destato l'attenzione di pochi studiosi fino ad  oggi, tra cui si evidenziano i nomi di Arturo Carucci per gli arredi e  Antonio Braca per il pavimento. Mancava ancora una analisi approfondita  del pavimento dal punto di vista "cosmatesco" che, integrata alle  fondamentali notizie storiche prodotte dagli autori precedenti, è quanto  viene illustrato in questo volume dall'autore, alla luce di nuove  interessanti ipotesi sulla cronologia, l'assetto, la tipologia, lo stato  conservativo e le caratteristiche di "pavimento cosmatesco". Le  sorprese non mancano e lo studio correrà il rischio di sorprendere anche  gli studiosi, oltre che i lettori curiosi.&lt;br /&gt;Vedi l'anteprima su:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="margin-left: 20px; margin-right: 20px"&gt;        &lt;a href="http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=664809"&gt;        &lt;span style="font-size:130%;"&gt;        http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=664809&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;        &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-l5gU9BQ2jI0/TtAHRb6aEgI/AAAAAAAAIpw/T1ECZ8upHw4/s1600/salerno.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 219px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-l5gU9BQ2jI0/TtAHRb6aEgI/AAAAAAAAIpw/T1ECZ8upHw4/s320/salerno.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5679047126246101506" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5604896063125151150-7228068407275058867?l=cosmati.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cosmati.blogspot.com/feeds/7228068407275058867/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/11/il-pavimento-cosmatesco-del-duomo-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/7228068407275058867'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/7228068407275058867'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/11/il-pavimento-cosmatesco-del-duomo-di.html' title='Il pavimento cosmatesco del Duomo di Salerno'/><author><name>Nicola Severino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06847901105750676880</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://2.bp.blogspot.com/-Akuq8Gh3hnU/Tp6QUUX8VxI/AAAAAAAAIiY/V6k0XQbvkJU/s220/Nik%2Bprofilo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-l5gU9BQ2jI0/TtAHRb6aEgI/AAAAAAAAIpw/T1ECZ8upHw4/s72-c/salerno.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5604896063125151150.post-1480612596826771225</id><published>2011-11-18T00:55:00.000-08:00</published><updated>2011-11-22T09:11:59.228-08:00</updated><title type='text'>DIARIO COSMATESCO</title><content type='html'>&lt;b&gt;&lt;span style="color:#CC3300;"&gt;&lt;br /&gt;DIARIO COSMATESCO&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i style=""&gt;Ovvero biografia delle mie r&lt;/i&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;icerche sull’arte cosmatesca&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Z51-xmhPY70/TsYfRP66kHI/AAAAAAAAIpM/BR_99FNOLak/s1600/ferentino%2B018.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 214px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-Z51-xmhPY70/TsYfRP66kHI/AAAAAAAAIpM/BR_99FNOLak/s320/ferentino%2B018.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5676258761538965618" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;Ferentino. Cattedrale. Serie di guilloche cosmatesche (foto N. Severino)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Nel 2009 iniziai un “itinerario fotografico” degli affreschi medievali più importanti, cercando di prediligere quelli meno conosciuti, che si trovano sul territorio della media e bassa Ciociaria. Avevo escluso gli affreschi di Anagni, per esempio, non solo perché i più rinomati, ma anche per la notevole distanza da Cassino che avevo scelto come centro di un ipotetico cerchio dal raggio geografico limitato al basso Lazio.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Un giorno, giunto nella piccola chiesetta di Santa Maria Maggiore, nella vallata di Sant’Elia Fiumerapido, mi trovai dinanzi&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;ad un meraviglioso ciclo di affreschi votivi e ad un raro esempio di altare dipinto attorno al quale si estendeva una modesta ma significativa porzione di un pavimento costituito da tessere marmoree colorate e disposte a formare dei bizzarri motivi geometrici. Il libro di Giulia Orofino, Affreschi in Val Comino e nel Cassinate, che fino ad allora avevo preso come “palinsesto” del mio itinerario, descrivendo tali opere definiva il pavimento “cosmatesco”. Era la prima volta che leggevo quel termine e mi catturò subito. Dopo pochi giorni la parola continuava a ronzare nella mia testa e volevo saperne di più, ma scoprii che i riferimenti letterari sull’argomento erano di difficilissimo reperimento. Per fortuna, lo stesso libro di Orofino conteneva un esauriente capitolo sull’argomento, curato da Michela Cigola. Scoprii così, ancora una volta, che la storia di quei monumenti musivi iniziava da Montecassino, da quell’abbazia che vedo e saluto ogni giorno andando al lavoro a Cassino. Quelle mura tante volte ricostruite che dall’alto del suo monte sovrasta la vallata del Liri contrastando e superando la nebbia e le nuvole.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Come sempre accade in questi casi, ci deve essere qualcuno, un amico, un collaboratore, una persona casuale, che ti spiana la strada e ti apre le porte alla ricerca. Questa persona è subentrata casualmente, ma come per destino, in questa storia a causa dei suoi rapporti di lavoro con il mio ufficio, scoprendo insieme la comune passione per la gnomonica e per i pavimenti cosmateschi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Arturo Gallozzi, ingegnere, professore all’Università di Cassino e collaboratore della prof.ssa Michela Cigola, un giorno venne a trovarmi, portandomi, su mia richiesta, qualche carta che potesse aiutarmi a saperne di più sull’argomento dei Cosmati. Si trattava di un malloppo di almeno due chilogrammi di carta che comprendeva note personali scritte da lui stesso, articoli ed estratti da libri e riviste, tra cui l’importantissima ed introvabile catalogazione dei pattern cosmateschi fatta da Piazzesi e Mancini nel 1950!&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Devo dire che senza questo straordinario contributo non so se avrei potuto affrontare le ricerche e gli scritti che ne sono derivati con la completezza di informazioni dovuta ad una così importante mole di documenti.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Oltre all’aiuto ricevuto da Gallozzi, con il quale ho poi intrattenuto sempre un reciproco scambio di opinioni in merito, di confronti e suggerimenti che mi hanno notevolmente arricchito culturalmente, la possibilità di trovare una buona parte di documentazione digitale in internet è stata un’altra fortunata occasione, direi provvidenziale. Attraverso il web ho potuto consultare alcune principali opere, come quelle di Camillo Boito, di G.Battista De Rossi, di Gustavo Giovannoni, di Clausse, Mathiae, oltre che numerosi articoli di valenti studiosi e voci enciclopediche. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Un’altra fase di queste ricerche documentali l’ho svolta nella Biblioteca Monumento Nazionale dell’Abbazia di Montecassino, dove sono di casa almeno dal 1990. Nonostante non abbia trovato l’opera più specifica di Dorothy Glass, &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Studies on Cosmatesque pavements&lt;/i&gt;, la cui assenza mi ha tormentato fino al luglio del 2011, quando ne ho potuto avere una parte da una giovane collaboratrice laureanda in architettura, nella biblioteca benedettina ho potuto consultare le fondamentali opere di Emile Bertaux, con gli aggiornamenti di Anna Carotti per le zone geografiche di mio interesse; il famoso libro &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;The Cosmati&lt;/i&gt;, di Hutton, il volume sui marmorari romani di Bessone-Aureli, importanti articoli che si trovano in riviste specializzate come la &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Benedictina, Napoli Nobilissima, il Bollettino d’Arte&lt;/i&gt;, ecc., nonché la grande Enciclopedia della Storia dell’Arte Medievale.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Per gli aggiornamenti e gli approfondimenti di alcuni particolari capitoli di questa cultura a me sconosciuta fino all’estate del 2010, mi sono avvalso della fondamentale opera dell’architetto Luca Creti, &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;In Marmoris Arte Periti: la bottega cosmatesca di Lorenzo tra il XII e il XIII secolo&lt;/i&gt;, pubblicata nel 2010; di un suo volumetto uscito otto anni prima, nel 2002, dal titolo I Cosmati a Roma e nel Lazio, che può definirsi una introduzione al libro principale, e il libretto di Enrico Bassan &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;Itinerari Cosmateschi: Lazio e dintorni&lt;/i&gt;, pubblicato nel 2006.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Con questa piccola biblioteca alla mano, iniziai la mia avventura cosmatesca, alla scoperta dei monumenti noti e meno noti. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Essendo di origini campane, più precisamente nativo di Sparanise, un piccolo borgo agricolo in piena terra di lavoro, senza una storia medievale importante e monumenti normanni, a 24 chilometri a nord di Caserta e a quindici dalle rive del Tirreno presso Mondragone, rimasi perlomeno stupefatto nell’apprendere che intorno al mio paese vi erano giunti, alla ricerca degli stessi monumenti che ora interessavano me, personaggi come Bertaux ed altri studiosi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Teano, Sessa Aurunca, Carinola, Calvi Risorta, Capua, Aversa, Caserta Vecchia…tutti paesi che per me avevano rappresentato fino ad allora solo dei confini geografici con la mia realtà quotidiana di cittadino sparanisano, all’oscuro delle bellezze storico-artistiche che avevo a due passi,&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;divennero ad un tratto l’irresistibile meta delle mie nuove ricerche e la personale rivincita culturale sull’ignoranza cui ero stato abituato da piccolo in un ambiente ostile ai libri e alla cultura. Mi resi subito conto che le opere cosmatesche esistenti sul territorio dell’alta Campania erano state appena citate da Bertaux e Anna Carotti, mentre mancava uno studio analitico approfondito dei singoli monumenti, specialmente per quanto riguarda un censimento completo e uno studio comparativo delle opere campane con quelle del basso Lazio ed i possibili rapporti tra i marmorari meridionali e laziali.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Alla fine di agosto del 2010, iniziai il mio tour alla ricerca delle opere cosmateche nel basso Lazio e nell’alta Campania. I risultati sono stati raccolti nei cinque volumi fondamentali che ho pubblicato di recente aprendo una “Collana di Arte Cosmatesca”:&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;1) La cattedrale di Ferentino, in cui esamino uno dei più importanti pavimenti cosmateschi pervenutici ed attribuito con fonti documentali storiche accertate al maestro Iacopo di Lorenzo. Insieme al litostrato ho dato uno sguardo anche all’importante arredo liturgico costituito soprattutto dal notevole ciborio firmato da Drudo De Trivio;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;2 La cattedrale di Anagni, in cui esamino gli altri due pavimenti, quello della basilica superiore e quello della cripta di San magno, firmato da Cosma e Luca, figli di Iacopo, che insieme a quello di Ferentino costituiscono, a mio sapere, i tre pavimenti cosmateschi più importanti del mondo in quanto sono gli unici ad essere attribuiti con certezza, uno documentale, l’altro grazie alle firme incise sul gradino della cripta, ai maestri Cosmati. E sono forse tra i pochi pavimenti ad essere arrivati a noi sostanzialmente nella struttura ed organicità del disegno unitario come fu concepito in origine dai maestri marmorari romani. La gran parte dei pavimenti di Roma e del Lazio, infatti, sono stati tutti smantellati e ricostruiti in modo arbitrario, sconvolgendo&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;e destrutturando in modo definitivo l’originario disegno comatesco; insieme al pavimento, esamino anche i numerosi reperti che fanno del Museo Lapidario della cattedrale uno dei più ricchi al mondo di reperti architettonici e di arredi liturgici medievali. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;3) Il pavimento cosmatesco della chiesa di San Pietro in Vineis ad Anagni. Questo è una mia scoperta, nel senso che essendo il pavimento quasi completamente sconosciuto alla letteratura cosmatesca antica e moderna, non solo l’ho riesaminato sulla base dei reperti oggi visibili, ma ho tentato una ricostruzione cronologica, una analisi stilistica che grazie al confronto con i vicini pavimenti della cattedrale, mi ha permesso di stabilire una accertata attribuzione alla bottega di Lorenzo;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;4) Le Luminarie della fede: itinerari cosmateschi nell’alta Campania. In questo volume ho descritto e analizzato tutti i reperti che ho trovato nei luoghi citati in precedenza, scoprendo molte cose interessanti;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;5) Le luminarie della fede: itinerari cosmateschi nel basso Lazio. Il proseguimento del volume precedente riguarda il censimento e descrizione delle opere che ho trovato sul territorio del basso Lazio ed anche qui le sorprese non sono certo mancate;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;6) Il pavimento precosmatesco della Basilica di Montecassino. In realtà questo volume, che copre in formato A4 oltre 250 pagine, è uno dei primi che ho scritto essendo partito dallo studio del pavimento della chiesa abbaziale di Montecassino per cercare di capire di suoi derivati che ho poi visto nelle regioni limitrofe. Il volume è in attesa di pubblicazione da parte dell’Abbazia di Montecassino.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;7) I pavimenti precosmateschi dell’Abbazia di San Vincenzo al Volturno. Questo studio specifico potrebbe essere compreso nel volume su Montecassino o pubblicato a parte;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;8) Pisa Cosmatesca. Uno studio analitico dei pavimenti che si trovano nel Duomo e nel Battistero di Pisa;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;9) Il pavimento cosmatesco del Duomo di Salerno. E’ l’ultimo mio lavoro, alla data di oggi, 18 novembre 2011. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Su quest’ultimo c’è da dire che non sono molti gli studi dedicati al monumento musivo salernitano. Tutti hanno trattato più o meno in dettaglio dei mosaici degli arredi, ma pochi hanno speso qualche parola per il notevole pavimento cosmatesco. Lo stesso Bertaux sembra non averne fatto alcun cenno, nonostante abbia dedicato molto spazio invece agli arredi del Duomo. Arturo Carucci e soprattutto Antonio Braca hanno colmato il vuoto lasciato fino a pochi anni fa, ma entrambi non hanno fatto una analisi specifica dal punto di vista dell’arte cosmatesca, attenendosi principalmente alla ricostruzione di una cronologia storica e di possibili ipotesi circa l’iconografia e l’iconologia del litostrato musivo. Mancava una analisi specifica che mettesse a confronto i singoli dettagli del pavimento con le lunghe e diverse vicende storiche a cui esso è legato e&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;con gli altri pavimenti coevi. Tutto ciò, basando le mie ipotesi alla luce dell’esperienza acquisita nel corso delle numerose analisi dei pavimenti esistenti nelle più importanti chiese di Roma, del Lazio meridionale e dell’alta Campania. &lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Dal 9 al 13 luglio del 2011, ho impegnato cinque dei miei giorni di vacanze estive per visitare 28 chiese romane ed i suoi relativi monumenti cosmateschi. La grande mole di dati fotografici raccolta sarò l’oggetto del mio nuovo lavoro di analisi sui pavimenti cosmateschi di Roma per sfatare leggende e raccontare una realtà che non sempre è stata intesa come tale. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-2Dwz9wAD-SI/TsYfe7rw2tI/AAAAAAAAIpg/PuY8UGO_fcQ/s1600/Minturno%2BPulpito%2Bcattedrale%2B040.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-2Dwz9wAD-SI/TsYfe7rw2tI/AAAAAAAAIpg/PuY8UGO_fcQ/s320/Minturno%2BPulpito%2Bcattedrale%2B040.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5676258996624874194" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;Minturno. Duomo di San Pietro, Pulpito (foto N. Severino)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5604896063125151150-1480612596826771225?l=cosmati.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cosmati.blogspot.com/feeds/1480612596826771225/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/11/diario-cosmatesco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/1480612596826771225'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/1480612596826771225'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/11/diario-cosmatesco.html' title='DIARIO COSMATESCO'/><author><name>Nicola Severino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06847901105750676880</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://2.bp.blogspot.com/-Akuq8Gh3hnU/Tp6QUUX8VxI/AAAAAAAAIiY/V6k0XQbvkJU/s220/Nik%2Bprofilo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Z51-xmhPY70/TsYfRP66kHI/AAAAAAAAIpM/BR_99FNOLak/s72-c/ferentino%2B018.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5604896063125151150.post-910676615048751244</id><published>2011-11-17T07:15:00.000-08:00</published><updated>2011-11-17T07:28:10.448-08:00</updated><title type='text'>Componenti romane e meridionali nei lavori cosmateschi: riflessioni.</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);"&gt;Componenti romane e meridionali nei lavori cosmateschi: riflessioni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Negli anni 2010 e 2011 ho effettuato diversi viaggi nel Lazio e in Campania alla ricerca dei monumenti dell’arte cosmatesca. Ne ho trovati tanti, conosciuti e meno conosciuti. Ne ho studiato la storia, lo stile, la tipologia e li ho confrontati tra loro e con quelli prodotti da diverse maestranze di marmorari. In questo lungo itinerario cosmatesco ho visto la graduale differenza tra gli stili delle varie opere, assaporando lentamente il passaggio tra le relative componenti stilistiche di maggiore spicco, come quella romana, e quella più trasgressiva, bizzarra, libertina, degli artisti dell’Italia meridionale. In una certa area geografica, posso dire di aver avuto modo di osservare anche una sorta di fusione tra le due culture, probabile segno della necessità, o della volontà dei singoli artisti di travalicare il proprio confine artistico e culturale; oppure di eseguire semplicemente dei lavori ordinati da importanti committenti, magari con la libertà di fondere il proprio linguaggio artistico con quello di diversa provenienza, ed eventualmente assorbirne gli elementi essenziali.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Nei lavori in cui si cercano le radici delle componenti stilistiche dei marmorari medievali, inevitabilmente si riconduce il discorso alle origini del mosaico pavimentale, ricordando che i Romani erano grandi estimatori dei pavimenti marmorei in tutti gli stili musivi, dall’&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;opus alexandrinum&lt;/i&gt;, all’&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;opus sectile&lt;/i&gt;. E che i Bizantini furono i grandi eredi di quella cultura che fusero con le loro tradizioni cristiane, tramandando l’arte del mosaico all’occidente cristiano per il tramite della scuola istituita dall’abate Desiderio nel 1071, dopo la consacrazione della chiesa dell’abbazia di Montecassino.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;La riflessione che vorrei fare in queste pagine, invece, riguarda solo il periodo che produsse l’arte del pavimento musivo dopo la scuola bizantina di Montecassino e le possibili influenze che i suoi discepoli, romani, laziali e meridionali, ebbero a scambiarsi nel corso di tutto il XII secolo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;In particolare, vorrei qui tentare di rispondere ad una domanda ben precisa: se è dimostrato dai monumenti che in alcuni luoghi del lazio meridionale, e probabilmente anche nella stessa Roma, come anche in alcune chiese importanti della Campania, e in Sicilia, si riscontrano tracce, a volte deboli a volte significative, di questo scambio culturale, di quella fusione di componenti stilistiche romane e meridionali, sì che appaiono evidenti se non interventi diretti dei marmorari romani, di certo quello di allievi delle loro botteghe, insieme a quelli di maestranze siculo-campane, quale fu la causa di quella che sembra una brusca interruzione di questo interscambio artistico a partire certamente dal 1200 in poi?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-8ghRR26cul4/TsUmenYrtpI/AAAAAAAAIoQ/jjEfcrGz7Ac/s1600/Terracina%2B%25289%2529.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-8ghRR26cul4/TsUmenYrtpI/AAAAAAAAIoQ/jjEfcrGz7Ac/s320/Terracina%2B%25289%2529.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5675985212780820114" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Cattedrale di Terracina. Forti componente stilistica meridionale nel pavimento&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-3a_fixZXvOM/TsUme1zz5pI/AAAAAAAAIoY/4VagarouZ9A/s1600/Terracina%252C%2BCattedrale%2B%2528116%2529.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-3a_fixZXvOM/TsUme1zz5pI/AAAAAAAAIoY/4VagarouZ9A/s320/Terracina%252C%2BCattedrale%2B%2528116%2529.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5675985216652699282" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Cattedrale di Terracina. Forte componente stilistica romana nel pavimento&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Prima di rispondere, tento di cercare almeno alcune testimonianze che possano giustificare la formulazione dell’ipotesi che sta alla base della domanda: cioè dove sono riscontrabili le tracce che testimoniano in modo abbastanza certo una fusione degli stilemi e collaborazioni tra le scuole romane e meridionali.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Tra gli esempi più significativi che mi vengono in mente, ricordo:&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;-&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;il pavimento della cattedrale di Terracina, dove ho riscontrato chiare tracce dell’arte cosmatesca vera e propria, da me attribuite alla bottega di Lorenzo, che convivono pacificamente con innumerevoli componenti delle scuole meridionali, in particolar modo quelle campane;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;- il pulpito del duomo di Fondi, realizzato da un marmoraro romano e le poche tracce del pavimento precosmatesco del battistero del duomo;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;- il campanile e il pavimento cosmatesco recentemente ritrovato nel duomo di Gaeta, il primo realizzato da Nicola d’Angelo, il secondo attribuibile ancora alla bottega di Lorenzo, probabilmente a Iacopo; &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;- il duomo di Segni dove collaborarono non solo i Cosmati Lorenzo e Iacopo insieme ai Vassalletto, ma anche maestranze campane, come testimoniano i plutei oggi conservati nella cappella di San Bruno;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;- il portale dell’abbazia cistercense di Fossanova, che testimonia probabilmente forse una delle ultime “incursioni” di artisti marmorari romani nel basso Lazio;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;- il pavimento della chiesa di San Menna a Sant’Agata dei Goti dove si osservano cospicue tracce di chiara scuola cosmatesca laurenziana;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;- il pavimento del duomo di Salerno che è forse il caso più interessante che assorbe le influenze di ben tre distinte scuole musive: quella cassinese e quella siculo-campana che sono le componenti più forti e ampi tratti di quella romana.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Se si esclude il portale dell’abbazia di Fossanova, realizzato nel 1200, il resto delle opere summenzionate furono tutte realizzate tra il 1130 e il 1185. Come si vede chiaramente il breve elenco precedente non contempla casi che possano testimoniare una significativa fusione tra gli stilemi romani e meridionali riferibili ad una data posteriore al 1185: come mai?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Perché a partire da questa data risulta quasi impossibile trovare dei riferimenti che testimoniano quello che invece dovette essere, nei decenni precedenti, un intenso scambio di arte e cultura tra gli artisti romani e meridionali?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-11ATRITyzkU/TsUnsPnbBBI/AAAAAAAAIoo/h0qjQvJHUNw/s1600/S.%2BAgata-S.%2BVincenzo%2B226.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-11ATRITyzkU/TsUnsPnbBBI/AAAAAAAAIoo/h0qjQvJHUNw/s320/S.%2BAgata-S.%2BVincenzo%2B226.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5675986546429985810" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;Sant’Agata dei Goti. Chiesa di San Menna. Tracce stilistiche campane (sopra) e romane ( in basso).&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-QO21HqPWbjQ/TsUnsT4hU8I/AAAAAAAAIo4/kdWRIvvQFlI/s1600/S.%2BAgata-S.%2BVincenzo%2B258.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-QO21HqPWbjQ/TsUnsT4hU8I/AAAAAAAAIo4/kdWRIvvQFlI/s320/S.%2BAgata-S.%2BVincenzo%2B258.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5675986547575444418" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Una traccia storica significativa che possa iniziare a illuminarci&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;su una risposta a questa domanda è quella che ci indica un evento della storia del meridione normanno talmente importante da aver potuto influenzare negativamente il felice interscambio culturale.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Come si sa, le opere precosmatesche furono realizzate a Roma e nel Lazio principalmente sotto il papato di Pasquale II e l’influenza delle potenti committenze religiose governavano pienamente le scelte delle botteghe marmorarie romane. Infatti, la più significativa collaborazione tra un papa e una bottega di marmorari a Roma, è testimoniata storicamente dalle committenze di Papa Innocenzo III e i Cosmati Iacopo e figli. Chiunque era nemico del Papa, era simbolicamente nemico anche dei marmorari romani che appoggiavano pienamente il pontefice artisticamente e politicamente.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Se ciò è vero, allora l’avvenimento della morte dell’imperatore Guglielmo II di Sicilia, avvenuta nel 1186 deve considerarsi un evento che può aver influito in modo fortemente negativo sui rapporti di interscambio culturale tra le scuole romane e meridionali. Infatti alla morte Guglielmo II, il vescovo Gualtiero si oppose al Papa, schierandosi a favore della candidature a re di Enrico VI con sua moglie Costanza d’Altavilla, mentre il Cancelliere reale si alleò con il Papa e sostenne Tancredi che divenne re dal 1190 al 1194.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Questi eventi potrebbero aver influito negativamente sulle possibilità che i marmorari romani potessero avere delle committenze nell’Italia meridionale e continuare così quello scambio di influenze che era alla base dell’assorbimento da una parte e dall’altra di quelle componenti stilistiche romane e siculo-arabe che fino ad allora avevano prodotto monumenti grandiosi dell’arte, come le decorazioni della Cappella Palatina a Palermo, o il pavimento del duomo di Salerno, e via dicendo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;A causa dei contrasti tra il Papa e il vescovo Gualtiero, i monumenti musivi saranno realizzati a partire dal 1186 a Roma, come nel Lazio dalle maestranze laziali, attenendosi rigidamente alla tradizione classica romana, eludendo totalmente ogni forma stilistica estranea di influenza meridionale.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5604896063125151150-910676615048751244?l=cosmati.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cosmati.blogspot.com/feeds/910676615048751244/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/11/componenti-romane-e-meridionali-nei.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/910676615048751244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/910676615048751244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/11/componenti-romane-e-meridionali-nei.html' title='Componenti romane e meridionali nei lavori cosmateschi: riflessioni.'/><author><name>Nicola Severino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06847901105750676880</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://2.bp.blogspot.com/-Akuq8Gh3hnU/Tp6QUUX8VxI/AAAAAAAAIiY/V6k0XQbvkJU/s220/Nik%2Bprofilo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-8ghRR26cul4/TsUmenYrtpI/AAAAAAAAIoQ/jjEfcrGz7Ac/s72-c/Terracina%2B%25289%2529.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5604896063125151150.post-5502131939120562696</id><published>2011-11-02T10:00:00.001-07:00</published><updated>2011-11-02T10:00:50.628-07:00</updated><title type='text'>ROMANO OPERE ET MAESTRIA</title><content type='html'>&lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;Osservando le opere     dei Cosmati, in particolare i disegni geometrici dei pavimenti, è     d'uopo domandarsi quali siano le origini dell'arte cosmatesca.     L'argomento andrebbe prima di tutto sviluppato su diversi livelli,     come quello storico-artistico, ma anche architettonico. Infatti,     bisogna precisare che se la scuola di marmorari romani conosciuta     poi come Cosmati, fu rappresentativa soprattutto degli sviluppi e     delle realizzazioni degli arredi liturgici, come cibori, amboni,     tabernacoli, pavimenti, ecc., tuttavia essa costituisce di fatto     anche un primo e forte riferimento agli sviluppi dell'architettura     esterna. Qualche studioso parla di architettura "bidimensionale" per     non coinvolgere l'operato di alcuni di questi architetti nella     grande fabbrica degli edifici architettonici medievali a tre     dimensioni. In parte è così, ma opere come il chiostro di S.     Giovanni in Laterano o, di più, il campanile del duomo di Gaeta,     possono testimoniare che i &lt;i&gt;magistri doctissimi &lt;/i&gt;non erano solo     dei semplici decoratori e mosaicisti, ma dei veri e propri     architetti, con tutto il carico di preparazione teorica e pratica     che a quel tempo era richiesto. E' con la presenza delle loro     botteghe romane che si ha una rinascita della scuola di scultori di     marmo, un addestramento che era andato sempre più a scomparire     durante l'alto medioevo, il tutto certamente favorito dalla &lt;i&gt;    rennovatio&lt;/i&gt; romana che vide protagonista la risistemazione ed     ornamentazione di tutte le basiliche paleocristiane di Roma e di     gran parte delle cattedrali del &lt;i&gt;Patrimonium Sancti Petri. &lt;/i&gt;    &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;Gli     studiosi sono ancora di pareri discordanti nell'attribuire ai     maestri Cosmati le capacità proprie di architetti responsabili di     studi progettuali di opere complete di grandi dimensioni e questo     probabilmente perchè essi stessi si firmano sempre e solo su     "accessori" decorativi, compreso chiostri, portici, portali, ecc.).     Tuttavia molte delle loro opere vanno ben al di la della semplice     micro architettura decorativa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;Per     quanto riguarda le origini e il significato delle loro opere,     bisogna tener conto che essi derivavano la loro arte e le loro     conoscenze dal mondo Antico. Tali sono le derivazioni della gran     parte delle simbologie e disegni geometrici delle pavimentazioni     come anche delle decorazioni di arredi. Non si può parlare di una     vera e propria autonomia compositiva stilistica, in quanto la     maggior parte dei patterns utilizzati sono stati ripresi dall'antico     e dalla scuola bizantina precosmatesca, ma le loro capacità di     rendere moderno il linguaggio dei simboli antichi e di adattarlo in     modo molto personale e stilisticamente proprio dell'arte delle     botteghe dei marmorari romani, ne fanno un capitolo a parte della     storia dell'arte. Così, molte delle invenzioni dell'arte cosmatesca,     sono proprie delle capacità espressive e di adattamento alle     esigenze liturgiche richieste dalle committenze religiose. Ciò che     noi oggi vediamo come un qualcosa di statico, che è sempre stato li     in quel modo, come le tipologie degli amboni e le loro posizioni, la     vicinanza del candelabro per il cero pasquale, le inocostàsi, le     cattedre vescovili e i cibori, per non parlare dei pavimenti, sono     invece tutte soluzioni che i Cosmati hanno studiato per soddisfare     le esigenze richieste tra architettura dell'arredo e le funzioni     liturgiche.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;Per     esempio, nelle cattedre vescovili, il dossale e la ruota di porfido     che corrisponde all'altezza della testa del sedente, rappresenta la     Santità del Papa e i piccoli leoni posti per braccioli simboleggiano     il potere imperiale sottolineando così, alcuni importanti     significati storici del periodo in cui l'arredo era stato     effettuato, in questo caso nel periodo precedente la stipula del     concordato di Worms. In altre cattedre vescovili di epoca posteriore     si scorgono dettagli decorativi che hanno simbologie e significati     diversi, come nella cattedra della chiesa di San Saba, fatta sotto     il pontificato di Innocenzo III, il clipeo con la croce palmata     evidenzia il ruolo del papa come Vicario di Cristo, evidenziando     l'origine divina del suo potere quale successore di San Pietro. In     tal modo, l'arte cosmatesca è al servizio delle esigenze religiose,     realizzando arredi e decorazioni in funzione delle simbologie e     significati politici del tempo in cui essi operavano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;I     pavimenti musivi  rispecchiano lo stesso sistema, ma     sviluppandosi su grandi superfici, essi risultano assai più intrisi     di significati simbolico-religiosi. Tra le funzioni principali dei     pavimenti cosmateschi è senz'altro quella di sottolineare una     perfetta simmetria bilaterale dell'edificio, prendendo come costante     l'attraversamento della navata centrale attraverso una fascia che è     destinata a guidare il fedele attraverso il suo lento cammino verso     il presbiterio. Attorno alla fascia centrale, si realizzano     molteplici partizioni rettangolari che, spesso, servono anche per     correggere visivamente eventuali asimmetrie delle superfici sulle     quali sono distribuite le navate. Generalmente il pavimento inizia     fin dall'ingresso, appena oltrepassato il portale con il quale,     secondo alcuni studiosi, avrebbe una stretta relazione realizzando     così una fusione tra la chiesa e l'ambiente circostante.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;"&lt;i&gt;La     forma generale dei litostrati è correlata alla cerimonia di     consacrazione della chiesa: i grandi motivi centrali, in cui va     forse individuata una citazione della &lt;/i&gt;rota porfiretica&lt;i&gt; del     pavimento della basilica di San Pietro, vanno probabilmente     interpretati come dei luoghi di sosta, delle stazioni obbligate     durante lo svolgimento dei riti religiosi. Immaginati nella loro     situazione originaria, con la luce delle fiaccole o delle finestre     che incide sulla superficie scabra delle tessere policrome creando     suggestivi giochi di luce e di ombra, forniscono un'idea     dell'importanza compositiva e liturgica degli elementi naturali nel     tardo Medioevo e, in particolare, nell'architettura cosmatesca, che     di questi fattori fa largamente uso nelle proprie manifestazioni     artistiche&lt;/i&gt;" (Tratto da Luca Creti, &lt;i&gt;In Marmoris arte periti,&lt;/i&gt;     Quasar, 2010, pag. 13).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;Ma     il significato generale da attribuire ai pavimenti cosmateschi e     alle decorazioni degli arredi liturgici, nasce dalla fusione dei     concetti filosofici, religiosi e matematici del tempo in cui vissero     i marmorari romani. Concetti che però furono evidentemente già     sfruttati dai maestri di Costantinopoli ed insegnati nelle scuole     istituite dall'Abate Desiderio a Montecassino. I Cosmati ne     ereditano la cultura e la maestria nel rinnovarli e metterli in     pratica nelle loro nuove realizzazioni. Senza troppo addentrarci in     un argomento vasto che esula da questa semplice presentazione,     diremo che il significato dell'&lt;i&gt;opus sectile&lt;/i&gt; cosmatesco sta     nel rafforzare costantemente i concetti medievali di "ritmo e     proporzione", come espressi nei pensieri di Ugo da San Vittore. Un     sincretismo di pensieri che, con l'esaltazione della scienza esatta,     avvicinava l'uomo a Dio attraverso la perfezione del suo creato.     Concetti filosofici sostenuti già da Pitagora e ripresi da      Sant' Agostino che dava ai numeri un ruolo cosmologico, mentre il     mio grande concittadino San Tommaso d'Aquino, sosteneva che     l'aritmetica era lo strumento che avrebbe consentito all'uomo di     riconoscere l'arte del Creatore. Gli sviluppi della matematica,     derivati soprattutto dagli astronomi arabi, insieme ai concetti     filosofici di armonia espressi dai massimi autori dell'epoca come     Adelardo di Bath, Guglielmo di Conches ecc., offriranno la     piattaforma su cui costruire il concetto di arte cosmatesca e, più     in generale, le grandi cattedrali attraverso i procedimenti di     controllo delle proporzioni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;    Tutto ciò si legge nei pavimenti cosmateschi, nel ritmo     inarrestabile ed incalzante delle direzioni indicate dalle infinite     celle le quali ospitano le minuscole tessere musive marmoree che     tutte insieme creano simmetria ed armonia e singolarmente non     significano nulla. Simboli grafici si alternano a decine di disegni     geometrici in una varietà di colori che lascia stupefatti. Il     simboli del fiore, del triangolo, le stelle ottagonali, gli esagoni     inscritti, alcune figure geometriche che si riproducono in miniatura     per autosomiglianza (triangolo di Sierpinski), l'uso inconsapevole     quindi della geometria frattale, la simmetria policroma e     geometrica, sono tutti elementi rispondenti alle esigenze che un     pavimento cosmatesco richiede. C'è anche chi ha visto nell'uso delle     tessere marmoree dei risvolti di numerologia, come un'attenzione     particolare ai numeri primi e in alcune proporzioni che porterebbero     con insistenza al numero aureo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt; Come     i maestri bizantini che lavorarono a Montecassino prendendo come     campionario di decorazione esempi tratti dai codici manoscritti     miniati, anche i Cosmati si rifacevano ad opere come i bestiari da     cui traevano spunti per le loro decorazioni zoomorfe, cogliendo l'istitno     e il carattere di ciascun animale, sia reale che immaginario,     convertendoli in chiave simbolica: "&lt;i&gt;così l'aquila svolge una     importante funzione apotropaica dall'alto, in particolare sui     portali e nei poggioli degli amboni...mentre i leoni, i grifi e le     sfingi, fiere guardiane per eccellenza, sono collocati lateralmente     alle porte di accesso... nonché nei candelabri per il cero pasquale     e nei braccioli delle cattedre vescovili&lt;/i&gt;" (Luca Creti, op. cit.     pag. 219).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;    Tuttavia, nei pavimenti propriamente cosmateschi, l'uso di figure     zoomorfe è quasi del tutto assente, mentre diventa una componente     caratteristica principale nelle maestranze campane e dell'Italia     meridionale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;Il     sapiente uso delle forme e dimensioni delle tessere marmoree e della     disposizione simmetrica dei colori nei disegni geometrici, risaltano     le proprietà della luce del pavimento cosmatesco che ne forma un     elemento architettonico unico nel suo genere. Che venga illuminato     di giorno dalla tenue luce bianca delle bifore alte delle navate o     da fiaccole di sera, una tale soluzione cattura sempre l'attenzione     del fedele che si appresta al suo cammino verso l'altare. I Cosmati     adottarono appositamente la soluzione secondo la quale le partizioni     rettangolari grandi o piccole che si estendono lungo le navale     laterali e verso l'ingresso della chiesa, sono formate da tessere di     grandezza maggiore secondo disegni geometrici non troppo intricati e     di ampio respiro, come per introdurre il fedele verso la zona     centrale. Ma nella fascia che corre lungo  la navata centrale     verso il presbiterio, si ha non solo l'uso ripetitivo di guilloche e     quinconce, ma vengono adottati disegni geometrici sempre più fitti     dal simbolismo molto accentuato. Le tessere si fanno sempre più     minuscole come in un mosaico decorativo e l'uso di colori come il     giallo oro, viene evidenziato specie nelle soluzioni di continuità     tra un disegno e l'altro, come le fasce che avvolgono le &lt;i&gt;rotae&lt;/i&gt;     dei quinconce. L'uso del porfido verde e rosso, quest'ultimo simbolo     dei sacrifici di sangue dei martiri cristiani e dell'oro quale      simbolo del sole, del divino e della perfezione, si fa sempre più     insistente, attirando immancabilmente l'attenzione di chi percorre     la fascia verso l'altare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;    Tutto ciò mirabilmente realizzato seguendo decine di schemi     geometrici disposti in simmetria tra loro. Non sappiamo di preciso     quanti fossero in totale questi schemi utilizzati dai Cosmati, ma si     suppone che siano forse qualche centinaio, se si considera che nel     solo pavimento del duomo di Ferentino si arriva tranquillamente ad una     sessantina. Certamente molti dei più importanti di questi patterns     geometrici si ripetono anche altrove. Attraverso l'insistente uso di     alcuni di essi in particolare, a volte è possibile fare accostamenti     stilistici e ipotizzare delle attribuzioni, come è stato fatto in     alcuni casi per &lt;i&gt;magister Paulus&lt;/i&gt; o per la famiglia Ranuccio, o     per la bottega di Lorenzo, ecc. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;Ma     principalmente, i Cosmati utilizzavano dei campionari base, seguendo     alcune regole precise.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;img src="http://www.cosmati.it/images/origin8.jpg" width="271" border="0" height="179" /&gt;      &lt;img src="http://www.cosmati.it/images/origin9.jpg" width="284" border="0" height="158" /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;    Sopra esempi di tessitura &lt;i&gt;ad quadratum&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;img src="http://www.cosmati.it/images/origin10.jpg" width="281" border="0" height="189" /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;    Tessitura &lt;i&gt;ad triangulum&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt; &lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;    Sotto: Tessitura mista (circolare, poligonale, ecc.) ( tessere a     goccia, rotonde, a stella...)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;img src="http://www.cosmati.it/images/origin11.jpg" width="300" border="0" height="177" /&gt;    &lt;img src="http://www.cosmati.it/images/origin12.jpg" width="300" border="0" height="207" /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt; &lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;Molti dei disegni     geometrici vengono realizzati componendo un puzzle di minuscole     tessere triangolari, di solito equilateri. In, tal modo, per     esempio, si scompone un quadrato in quattro triangoli (01), oppure     si scompone un triangolo in figure triangolari autosimili (02),     oppure si fa una fascia con triangoli opposti alla base (04). Lo     stesso lavoro può esser fatto con piccole tessere quadrate, oppure     esagonali, scomponendo l'immagine iniziale di un esagono (03) e via     dicendo. Piccole tessere triangolari, di solito bianche, sono     impiegate per un disegno geometrico tra i più utilizzati, che     raffigura una stella con al centro un quadrato inscritto in un     quadrato diagonale (01). &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt; &lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; color: rgb(102, 0, 0);"&gt;    &lt;img src="http://www.cosmati.it/images/origin1.jpg" width="188" border="0" height="159" /&gt;     &lt;img src="http://www.cosmati.it/images/origin2.jpg" width="144" border="0" height="123" /&gt;     &lt;img src="http://www.cosmati.it/images/origin3.jpg" width="174" border="0" height="169" /&gt;     &lt;img src="http://www.cosmati.it/images/origin4.jpg" width="305" border="0" height="175" /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; color: rgb(102, 0, 0);"&gt;01                                                     02                                    03                                              04&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; color: rgb(102, 0, 0);"&gt; &lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;Tessere triangolari     scalene (05) sono impiegate spesso nelle fasce circolari delle rotae     porfiretiche delle guilloche e dei quinconce, mentre tessere a forma     di losanga romboidale (07), rotonde e ovali oblunge (06) sono usate     per formare disegni geometrici a stella, specie nelle decorazione     degli arredi, e come riempimento nei dischi di porfido. Un     repertorio molto vario e sapientemente organizzato secondo precise     regole geometriche, simboliche e religiose.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; color: rgb(102, 0, 0);"&gt; &lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; color: rgb(102, 0, 0);"&gt;    &lt;img src="http://www.cosmati.it/images/origin5.jpg" width="130" border="0" height="91" /&gt;     &lt;img src="http://www.cosmati.it/images/origin6.jpg" width="243" border="0" height="199" /&gt;     &lt;img src="http://www.cosmati.it/images/origin7.jpg" width="188" border="0" height="104" /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; color: rgb(102, 0, 0);"&gt;05                                      06                                                              07&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;    Nell'arco di questi studi, è stato possibile verificare e dedurre     che la maggior parte degli schemi geometrici utilizzati dai Cosmati,     come anche nei pavimenti pre-cosmateschi, sono stati ripresi in modo     identico prima dai modelli pavimentali in &lt;i&gt;opus sectile&lt;/i&gt; delle     ville dislocate in tutto l'Impero Romano, poi da quelli di epoca     bizantina i quali forse maggiore influsso hanno avuto sugli artefici     dell'arte precosmatesca in Italia. Per quanto riguarda, quindi, le     opere pavimentali, i Cosmati si può dire che hanno quasi     esclusivamente apportato solo delle piccole varianti, mentre ciò che     ha maggiormente determinato il loro "gusto" o stile, è il fatto di     aver sapientemente lavorato in modo più minuzioso gli stessi     patterns, riproponendoli in una versione, diciamo così, più minuta,     con scomposizioni in elementi minori delle figure autosimili, e     raggiungendo un livello di perfezione, anche grazie alle raffinate     tecniche di intaglio delle tessere marmoree, che forse prima non era     stato visto, specie nell'applicazione degli stessi criteri alle     decorazioni più eleganti e delicate degli arredi liturgici, dove     essi si distinsero davvero, per qualità artistica e inventiva.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;Le     numerose scoperte, dagli anni '80 ad oggi, di siti archeologici     dell'Impero Romano e nell'aria dell'antica Costantinopoli, sono     motivo di grande stupore per gli studiosi dell'arte cosmatesca che     si trovano, così, di fronte a opere pavimentali che presentano in     modo inequivocabile non  pochi elementi stilistici, ma buona     parte del repertorio geometrico utilizzato dai Cosmati, a     dimostrazione di una quasi completa eredità stilistica e artistica     dei maestri marmorari romani e dell'Italia meridionale, come quella     del mosaico pavimentale, che solo qualche decennio fa era appena     riconoscibile grazie solo a qualche raro esempio dell'antichità     (basti per questo ricordare i pochissimi esempi della pur     approfondita ricerca in merito svolta da Don Angelo Pantoni, monaco     dell'Abbazia di Montecassino nella seconda metà del '900, a cui     dobbiamo gran parte degli studi sul pavimento antico del monastero     cassinese e di quello dell'abbazia di San Vincenzo al Volturno).    &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"&gt;Un     utile approfondimento sulla derivazione dei motivi geometrici dalle     opere pavimentali antiche, è in fase di preparazione e sarà     pubblicato nel libro che sto scrivendo sull'arte cosmatesca nel     Basso Lazio e Alta Campania.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(102, 0, 0);"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5604896063125151150-5502131939120562696?l=cosmati.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cosmati.blogspot.com/feeds/5502131939120562696/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/11/romano-opere-et-maestria.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/5502131939120562696'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/5502131939120562696'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/11/romano-opere-et-maestria.html' title='ROMANO OPERE ET MAESTRIA'/><author><name>Nicola Severino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06847901105750676880</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://2.bp.blogspot.com/-Akuq8Gh3hnU/Tp6QUUX8VxI/AAAAAAAAIiY/V6k0XQbvkJU/s220/Nik%2Bprofilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5604896063125151150.post-8070495525786606200</id><published>2011-11-02T09:55:00.000-07:00</published><updated>2011-11-02T09:56:33.280-07:00</updated><title type='text'>L'avventura</title><content type='html'>&lt;b style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;L'AVVENTURA&lt;/b&gt;    &lt;p style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; color: rgb(153, 0, 0);" align="justify"&gt; &lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; color: rgb(153, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:100%;"&gt;Se si vuole,     questa pagina può essere interpretata come una piccola biografia     dell'avventura cosmatesca in quale mi sono imbattuto ad iniziare     dalla fine di agosto del 2010.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; color: rgb(153, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:100%;"&gt;L'evoluzione     delle ricerche serrate, condotte a ritmo frenetico fino ad oggi, è     caratterizzata da alcuni elementi che credo possano definirsi     alquanto singolari. La letteratura nazionale e mondiale sulla storia     dei Cosmati, ma più genericamente dei marmorari Romani, come anche     quelli dell'Italia Meridionale, conta forse meno di una dozzina di     opere di rilievo e qualche decina di articoli che furono scritti ad     iniziare dalla metà del XIX secolo ad oggi. Più numerosi sono     certamente gli stralci ed articoli inclusi in opere enciclopediche,     dizionari, opere generiche sull'arte, sull'architettura e sulla     storia medievale, ma i libri importanti sull'argomento si contano     sulle dita di una mano sola! Per questo basti pensare che in tempi     moderni sono stati pubblicati in Italia solo  tre libri     specifici! Enrico Bassan ne ha pubblicato uno nel 2006, &lt;i&gt;Itinerari     Cosmateschi: Lazio e dintorni&lt;/i&gt;, e l'architetto Luca Creti, ha     pubblicato in due volumi il materiale della sua tesi di laurea: &lt;i&gt;I     Cosmati a Roma e nel Lazio&lt;/i&gt;, nel 2002 e &lt;i&gt;In Marmoris Arte     Periti,&lt;/i&gt; nel 2010. A questi sono seguiti i miei cinque libri,     scritti nell'arco di un solo anno: settembre 2010-settembre 2011! Il     che potrebbe non deporre a mio favore: ma come, in appena un anno 5     libri? In realtà essi rappresentano il risultato di una prima     analisi dell'enorme mole di materiale accumulato mese dopo mese, a     partire dal settembre del 2011.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; color: rgb(153, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:100%;"&gt;La storia     conosciuta dei Cosmati è sempre la stessa. Può cambiare di poco, a     seconda delle scoperte, rarissime, che ogni tanto si fanno in nuovi     ritrovamenti che possono arricchire la scarna cronologia storica     della loro vita artistica. Ma le loro opere possono essere viste,     studiate ed interpretate in diverso modo. La cosiddetta     "architettura cosmatesca", è stata studiata ed analizzata in modo     dettagliato e completo dall'arch. Luca Creti nel libro citato sopra,     mentre per l'interpretazione, l'analisi e la storia dei pavimenti     cosmateschi vi è un solo testo di riferimento: quello di Dorothy     Glass, &lt;i&gt;Studies on Cosmatesque Pavements&lt;/i&gt;, pubblicato come tesi     di laurea nel 1980. Un testo raro, fuori stampa, che si trova solo     in due o tre biblioteche in Italia. Il piccolo libretto di Bassan,     invece, è una utile guida per chi voglia seguire l'itinerario     proposto, ma le notizie sui pavimenti sono sempre molto poche e le     analisi si riconducono semplicemente a sintetizzare in poche parole     il pensiero di altri autori che in passato si sono occupato     dell'argomento. Così, i pochi riferimenti che ho potuto avere nel     corso delle mie indagini cosmatesche sono stati i commenti di Anna     Carotti e di altri autori all'opera di aggiornamento del celebre     libro di Emile Bertaux, &lt;i&gt;L'art dans l'Italie Meridionale&lt;/i&gt;, e le     poche citazioni di Bassan, nonché alcune linee guida di Creti per     quanto riguarda i pavimenti cosmateschi di Ferentino e Anagni (a tal     proposito devo ricordare che Creti ha svolto il grosso del lavoro su     uno dei monumenti cosmateschi più importanti oggi esistente, cioè il     duomo di Civita Castellana di cui al momento non mi sono ancora     occupato).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; color: rgb(153, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:100%;"&gt;    &lt;img src="http://www.cosmati.it/images/L%27avve4.jpg" style="margin-right: 10px; margin-bottom: 10px;" width="400" align="left" border="0" height="600" /&gt;Una     parte del libro di Glass mi è arrivato grazie ad una dott.ssa     laureanda in architettura interessata al mio lavoro di ricerca sui     monumenti cosmateschi di Anagni. Il libro, incompleto, mi è giunto     dopo dieci mesi dall'inizio della mia avventura, in un momento di     felice transizione da uno stadio iniziale ancora in fase di     sviluppo, a quello in cui sarebbero maturate nuove idee che ho     potuto verificare proprio grazie al libro della Glass. Data     l'importanza dell'opera, citata praticamente da tutti gli autori che     si sono occupati di questo argomento dal 1980 in avanti, ho cercato     in ogni modo di contattare l'autrice, Glass, pensando che dovesse     essere ancora in vita. Infatti, dopo alcuni tentativi, la     rintracciai all'Università americana in cui ancora insegna. Grande     però fu la delusione, quando seppi che non aveva modo di aiutarmi     nelle mie ricerche perchè era ormai da trent'anni che non si     occupava più dell'argomento! Così, non mi rimaneva altro che il     testo del suo libro. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; color: rgb(153, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:100%;"&gt;Intanto, per     dieci mesi, prima di conoscere l'opera di Glass, avevo fotografato     ed analizzato le opere cosmatesche più importanti che si trovavano     nelle immediate vicinanze del mio paese di residenza, Roccasecca.     Come in molti altri casi, anche io, all'inizio della mia avventura,     ho avuto la fortuna di conoscere una persona speciale il cui aiuto è     stato determinante per il buon proseguimento delle mie ricerche:     l'architetto Arturo Gallozzi di Cassino che mi ha omaggiato di     qualche chilogrammo di preziosa carta fotocopiata di numerosi     stralci e articoli, alcuni introvabili, sulla materia, grazie ai     quali ho potuto facilmente fare confronti, trovare spunti e redigere     i testi dei miei articoli. Tuttavia, sui pavimenti cosmateschi, il     libro di Glass rimaneva sempre l'unica opera di riferimento. Così     fino al 13 luglio del 2011, ho sviluppato inconsapevolmente il mio     metodo di studio e analisi o, se si vuole, il mio personale &lt;i&gt;modus     operandi&lt;/i&gt;, che alla fine si è rivelato non solo prezioso, ma     innovativo, probabilmente proprio perchè nato dal nulla e     sviluppatosi sulla scorta della sola esperienza personale. In     realtà, non sapevo come procedere. Non vi era un metodo. Non esiste     un metodo generale basato su regole matematiche per analizzare i     pavimenti cosmateschi. Tutto ciò che ho fatto è stato fotografare     ogni dettaglio per analizzare il tutto sullo schermo del computer a     forte ingrandimento. La prima conseguenza positiva di questo metodo     è stata quella di osservare particolari che nel buio delle chiese e     delle cripte erano impossibili da vedere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; color: rgb(153, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:100%;"&gt;Lo studio dei     pavimenti cosmateschi di Ferentino e Anagni fu sviluppato da me     quasi contemporaneamente ai resti del pavimento desideriano di     Montecassino e a quelli dell'alta Campania. All'inizio ho creduto di     dover fotografare i dettagli di ogni singolo pattern geometrico dei     rettangoli che compongono il pavimento nelle navate laterali e in     quella centrale, al fine di poter stilare un repertorio generale dei     motivi geometrici dei Cosmati, e più in generale dei marmorari     laziali e campani. Alcuni autori, tra cui A. Piazzesi, V. Mancini,     L. Benevolo, &lt;i&gt;Una statistica del repertorio geometrico dei Cosmati&lt;/i&gt;,     in “Quaderni dell'Istituto di storia dell'architettura”, V, 1954,     hanno lavorato in tal senso pubblicando un valido schedario di tali     motivi geometrici. Dopo pochi mesi, però sono giunto alla     conclusione che tale sforzo non riveste un significato particolare     per due ragioni: la prima è data dal fatto che nella maggior parte     dei casi i pannelli pavimentali sono stati distrutti e ricostruiti,     spesso in modo del tutto arbitrario e sommario, nelle epoche     successive e ciò costituisce una delle note fondamentali da tenere     sempre a conto quando si parla dei pavimenti cosmateschi; la seconda     è che tali motivi si ripetono in modo abbastanza usuale e monotono     in quasi tutti i pavimenti analizzati. Inoltre, il repertorio     geometrico dei pavimenti cosmateschi, non è altro che una     ripetizione del repertorio geometrico dell'o&lt;i&gt;pus alexandrinum&lt;/i&gt;     e dell'&lt;i&gt;opus sectile&lt;/i&gt; dell'antichità, dai Romani ai Bizantini,     dai quali i Cosmati attinsero in modo pressoché totale il loro     linguaggio geometrico, incorporandolo nella loro arte e     trasformandolo in espressività dalle caratteristiche più autonome,     stilisticamente parlando, nella sola caratteristica di riproporre     tale repertorio in scomposizioni estremamente più minute, sia per la     realizzazione dei pavimenti che degli arredi religiosi. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; color: rgb(153, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;Le prime volte, quindi, mi     sono trovato  ad analizzare decine e decine di patterns     geometrici creando apposite tabelle che ne riproponevano i motivi     confrontandoli con quelli di altri pavimenti. Certamente il     confronto più significativo è stato quello tra i patterns dei     pavimenti realmente cosmateschi (Ferentino-Anagni), con quello     capostipite della basilica di Montecassino e, di riflesso, con     quelli che da quest'ultimo derivano stilisticamente (Capua, Sessa,     Caserta Vecchia, S. Agata dei Goti...). In appresso, ho smesso di     considerare la catalogazione dei patterns dei pavimenti che visitavo     in virtù del fatto che molti di questi erano stati ricostruiti e     quindi non aveva senso considerare originali dei monumenti frutto     della composizione arbitraria di manodopera postuma. Pian piano si     andava facendo strada nelle mie esperienze l'idea che i pavimenti     cosmateschi non raccontavano la loro storia con sincerità. Cioè     voglio dire che essi non si presentano a noi oggi così come furono     concepiti realmente nella mente degli artisti Cosmati dell'epoca.     Questo per il semplice fatto che non esiste al mondo un arredo ed un     pavimento cosmatesco che non sia stato distrutto, manomesso,     rimaneggiati, ricostruito, totalmente o in parte, nelle epoche     successive al Gotico, specie nel Barocco, con una moda particolare     alla ricostruzione e reimpiego di ciò che rimaneva dei veri     pavimenti cosmateschi al solo scopo di abbellire le chiese barocche,     nella prima metà del XVIII secolo. Questa idea che pian piano si     andava sempre più rafforzando e chiarendo nella mia testa, trovava     la sua più alta conferma nella constatazione che la maggior parte     dei monumenti musivi di Roma e del Lazio presentano esattamente le     caratteristiche dovute agli sconvolgimenti a cui essi andarono     incontro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; color: rgb(153, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;Non che gli altri autori     non si fossero accorti o che non avessero fatto caso a quanto sto     dicendo. Solo che essi non hanno ben valutato questi eventi di     portata storica eccezionale e ciò che hanno significato per i     pavimenti cosmateschi a danno della loro storia e del loro studio.     La Glass stessa si è accorta che a Roma solo un paio di pavimenti     cosmateschi possono essere effettivamente considerati abbastanza     vicini a come erano in origine stati concepiti, tuttavia con la     riserva degli immancabili restauri, ritocchi, ecc. Uno di questi è     il pavimento della basilica dei Santi Quattro Coronati che tuttavia     presenta nella sua unitarietà caratteristiche che lasciano supporre     una storia più o meno comune agli altri monumenti simili (si veda     per esempio l'incongruenza del pavimento nel presbiterio con quello     della navata centrale). Nonostante ciò, la Glass non si esime dallo     scrivere lunghi paragrafi sull'iconologia dei pavimenti cosmateschi,     senza rendersi conto di descrivere simbologie, geometrie, rapporti     proporzionali, significati e regole su monumenti che ormai nulla più     hanno a che fare con quelli concepiti dai Cosmati. Solo si può     intuire, avvicinarsi, presumere, supporre che i maestri romani     facessero determinate scelte, ma certamente ha poco senso stare a     misurare un quinconce gigante precosmatesco realizzato     presumibilmente verso la metà del XII secolo e rapportarlo a quelli     più normali di pavimenti cosmateschi eseguiti più di mezzo secolo     dopo. L'architetto Luca Creti, autore del bellissimo libro sopra     citato In Marmoris Arte Periti, in cui tratta quasi esclusivamente     dell'architettura cosmatesca, descrive una misura proporzionale in     un pannello pavimentale della chiesa superiore nella cattedrale di     Anagni, trovando auree proporzioni geometriche in una figura che     nella realtà non esiste. Infatti, il riquadro pavimentale da lui     disegnato non corrisponde al reale in quanto nella misura è compreso     il largo listello di marmo esterno creato e messo in quel luogo     arbitrariamente, come tutto il pannello pavimentale, nel momento in     cui quel tratto di pavimentazione fu ricostruito nelle epoche     successive.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; color: rgb(153, 0, 0);" align="center"&gt;    &lt;img src="http://www.cosmati.it/images/L%27avve5.jpg" width="800" border="0" height="533" /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; color: rgb(153, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;Queste constatazioni, mi     hanno portato innanzitutto a distinguere e focalizzare due periodi     specifici e precisi per lo sviluppo dell'arte cosmatesca: il periodo     precosmatesco, iniziale, che inizia da Montecassino fino allo     sviluppo delle autonomie locali romane e campane, e il periodo     cosmatesco che inizia dall'ultimo decennio del XII secolo fino alla     metà del XIII in cui i maestri Cosmati della famiglia di Tebaldo e     Lorenzo, insieme ad altre botteghe di grande prestigio come i     Vassalletto, si distinsero per aver creato quello stile autonomo,     seppure derivato dalla classicità antica, che sta alla base della     grande produzione cosmatesca dei primi decenni del XIII secolo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; color: rgb(153, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;Conseguenza di ciò, è     stato che visitando le basiliche romane, mi fu subito chiaro ciò che     per gli altri è rimasto sempre un mistero: la coesistenza     inspiegabile nella maggior parte dei pavimenti cosmateschi di Roma,     di elementi antichi e meno antichi, di componenti stilistiche     precosmatesche e più propriamente cosmatesche. Mi era chiaro che i     pavimenti di Roma erano stati eseguiti in tempo per le consacrazioni     delle relative basiliche, consacrazioni avvenute tutte entro il XII     secolo, dai tempi di Papa Pasquale II. Cosa fecero allora i Cosmati     nelle chiese di Roma? Nella maggior parte dei casi il loro     intervento, sempre su commissione, dovette essere quello di     restauro, manutenzione e rifacimento dei pavimenti già esistenti e     per vari motivi (incendi, guerre, usura...) in cattivo stato di     conservazione. In altre basiliche, ho potuto vedere, laddove non vi     è una cronologia testimoniata e verificata da iscrizioni lapidarie o     da documentazione storica, la continuazione dello stile di una     determinata bottega. In particolare nei Santi Quattro Coronati, ho     la forte sensazione che il pavimento sia stato inizialmente     realizzato da Lorenzo di Tebaldo, mentre a Iacopo suo figlio, sia     stato commissionato un restauro e ai figli Cosma e Luca o forse al     solo Luca, la realizzazione del piccolo pavimento dell'Oratorio di     San Silvestro nel medesimo complesso religioso, dove si può avere     come termine &lt;i&gt;ante quem&lt;/i&gt; la data del 1247 in cui l'Oratorio     venne consacrato e che andrebbe a costituire cronologicamente     l'ultimo lavoro dell'ultimo componente della famiglia dei Cosmati.    &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; color: rgb(153, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;E' ancora attuale, perchè     ho contestato in mancanza di prove più determinanti, la datazione     (erronea secondo me) al VI secolo del pavimento in &lt;i&gt;opus sectile&lt;/i&gt;     della basilica di Santa Maria Antiqua a Roma. Ne ho discusso in     dettaglio con il restauratore del Ministero dei Beni Culturali senza     peraltro avere prove determinanti in merito. In mancanza di tali     prove, i pochi lacerti pavimentali in &lt;i&gt;opus sectile&lt;/i&gt; che sono     esattametne identici per stile, caratteristiche tipologiche e di     esecuzione alle porzioni simili di pavimento cosmatesco della     basilica di San Clemente a Roma, sono, secondo quanto ho potuto     constatare dai soli documenti cartacei a mia disposizione e in     bianco e nero, da considerarsi opera pavimentale cosmatesca eseguita     tra la fine del XII e i primi anni del XIII secolo. Ad oggi non ho     avuto ancora un riscontro che dimostri in modo inequivocabile la non     validità della mia tesi. A questo si aggiunga che il vero pavimento     del VI secolo, ovvero ciò che rimane degli altri strati di     litostrato della basilica di S. Maria Antiqua, sono quelli che si     rendono in modo evidente del VI secolo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; color: rgb(153, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;Questo nuovo &lt;i&gt;modus     operandi&lt;/i&gt; personalizzato, sviluppatosi da una sorta di forza     d'intuito analitico-pratica del modo di osservare le caratteristiche     dei pavimenti cosmateschi, mi ha permesso di fare le importanti     distinzioni di cui ho detto sopra, e di emendare ipotesi e luoghi     comuni inevitabili quando si tenti di descrivere monumenti artistici     di cui non si sa nulla. E' ancora la Glass ad essere caduta in     errore nelle descrizioni e valutazioni del pavimento della chiesa di     San Nicola a Genazzano, ma più genericamente nella distinzione e     analisi dei pavimenti che lei stessa definisce "provinciali" per via     di caratteristiche non sa spiegare e che invece derivano     essenzialmente dalle constatazioni che ho fatto sopra. Il caso     emblematico di San Nicola a Genazzano è il più palese di tutti: un     pavimento costruito arbitrariamente nel 1426 per volere di papa     Martino V, facendo trasportare una piccola parte del pavimento forse     originale dell'antico litostrato precosmatesco della basilica di San     Giovanni in Laterano, nell'occasione di rifare il pavimento     completo, e considerato dalla Glass come il risultato dell'arte     povera degli artisti provinciali che volevano imitare i Cosmati     romani.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; color: rgb(153, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;Tali scoperte mi hanno     consentito di essere più coraggioso nelle mie interpretazioni e di     cercare di guardare ben oltre il solito oltraggio restauratore     dell'epoca barocca. Intere porzioni di pavimento furono smantellate     e trasportate altrove per ricostruire o abbellire i pavimenti di     altre chiese, così come accadde anche per i poveri resti degli     arredi religiosi di cui molti plutei di amboni e lastre di transenne     presbiteriali sono andati a formare improbabili paliotti d'altare.     Così, ho scoperto che ad Anagni, ben due pavimenti "cosmateschi"     presenti attualmente in due chiese, di cui una romanica di origine e     l'altra barocca, non sono altro che porzioni di pavimento prelevate     da quello originale che formava il litostrato della chiesa di S.     Pietro in Vineis. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; color: rgb(153, 0, 0);" align="justify"&gt;    &lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;Alla fine del percorso nel     basso Lazio che ho completato da pochi giorni, sono giunto alla     conclusione che i tre pavimenti cosmateschi presenti in Ciociaria,     cioè quello della cattedrale di Ferentino e i due litostrati nella     chiesa superiore e nella cripta della cattedrale di Anagni,     costituiscono i due monumenti fondamentali più importanti esistenti     in Italia per quanto riguarda i pavimenti cosmateschi. Essi,     infatti, sono i soli pavimenti accertati di cui quello di Ferentino     attestato da documentazione storica e quello della cripta della     cattedrale di Anagni è il solo al mondo firmato e datato dai veri     Cosmati!! Nonostante essi siano oggi il frutto di rifacimenti     parziali, restauri e rimaneggiamenti, tali monumenti costituiscono     per noi il modello principale di riferimento al quale è necessario     rapportare ogni eventuale confronto, paragone, analisi e descrizione     di altri pavimenti cosmateschi di incerta attribuzione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; color: rgb(153, 0, 0);" align="justify"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5604896063125151150-8070495525786606200?l=cosmati.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cosmati.blogspot.com/feeds/8070495525786606200/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/11/lavventura.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/8070495525786606200'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/8070495525786606200'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/11/lavventura.html' title='L&apos;avventura'/><author><name>Nicola Severino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06847901105750676880</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://2.bp.blogspot.com/-Akuq8Gh3hnU/Tp6QUUX8VxI/AAAAAAAAIiY/V6k0XQbvkJU/s220/Nik%2Bprofilo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5604896063125151150.post-2673223461447883284</id><published>2011-10-24T02:36:00.000-07:00</published><updated>2011-10-24T23:58:48.561-07:00</updated><title type='text'>I Cosmati, i micromodelli e il lessico dei motivi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando visitiamo una chiesa che ha un pavimento cosmatesco, il nostro  stesso passo, per quanto lento, è troppo veloce perchè i ricchi disegni  geometrici realizzati in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;opus sectile&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;opus tessellatum&lt;/span&gt;  possano essere analizzati nei dettagli dai nostri occhi. In realtà  siamo subito catturati dalla bellezza estetica accompagnata da quel  senso di smarrimento che una tale ricchezza di geometria e colori  produce nella nostra anima e ci sfugge, in quell'attimo,  l'intelligibilità del lavoro stesso che è sotto i nostri piedi a  raccontarci una storia millenaria fatta di amore, fede e arte.&lt;br /&gt;Doveva essere talmente naturale nell'XI, XII e XIII secolo quell'arte che il cronista cassinese Leone Ostiense definì &lt;span style="font-style: italic;"&gt;quadrataria et musivaria&lt;/span&gt;,  che non si sentiva il bisogno di scrivere trattati specifici che ne  spiegassero le tecniche. Così, nulla ci è giunto di scritto che potesse  descriverci il significato, i motivi e "come facevano" gli artefici per  la realizzazione dei pavimenti a mosaico in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;opus sectile&lt;/span&gt;. Grazie a questo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;missing book&lt;/span&gt;  medievale, si è sviluppata solo a partire dalla metà del XIX secolo e  fino ad oggi, quella che potremmo definire una corrente di critica  artistica specifica che riguarda proprio la produzione musiva  pavimentale e decorativa la quale ebbe i suoi probabili fondamenti  medievali nella ricostruita chiesa abbaziale di Montecassino, per  irradiarsi poi nell'Italia centro meridionale attraverso una scuola  specifica istituita proprio dall'abate Desiderio, approfittando della  presenza degli artisti bizantini da lui chiamati a decorare la chiesa  del suo monastero.&lt;br /&gt;In mancanza di documentazione storico-scientifica  che spiegasse i significati e le tecniche adoperate dalle botteghe di  marmorari campane, laziali e meridionali, gli autori si sono adoperati  per cercare di estrapolare le maggiori informazioni possibili desunte  sulla base delle analisi stilistiche dei reperti giunti fino a noi.&lt;br /&gt;Se  Leone Ostiense non avesse redatto la cronaca di Montecassino e senza la  necessaria cronologia e genealogia degli artisti, letta dagli studiosi  su quel libro di pietra che è l'epigrafia diligentemente raccolta e  interpretata fino ad oggi,  probabilmente non staremmo neppure qui a  discutere di questo argomento, dato che forse avremmo potuto giusto  essere in grado solo di distinguere lo stile siculo-arabo da quello  romano. Senza le tracce epigrafiche non potremmo parlare di un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Magister Paulus&lt;/span&gt; e dei suoi figli che diedero vita alla bottega dei &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cosmati.&lt;/span&gt;..così come di tutti gli altri artisti che operarono sul territorio laziale e campano, affiancati a volte dai maestri romani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se,  quindi, da una parte abbiamo avuto fortuna nell'ereditare dalla storia  un patrimonio artistico del quale si è potuto tracciare una cronologia,  identificare buona parte degli artefici che lo produssero e classificare  i singoli reperti in funzione degli stili e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;modus operandi&lt;/span&gt;  di ciascuno dei maestri, dall'altra non possiamo dire altrettanto per  quanto riguarda una produzione documentale che possa aiutarci nello  studio interpretativo, nell'indagare i significati, le tecniche e la  vita quotidiana di coloro che furono i protagonisti di quest'arte  medievale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' piuttosto recente e relativamente scarsa la  letteratura specifica pubblicata in merito alle indagini iconologiche e  tecniche dell'arte musiva che generalmente definiamo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cosmatesca&lt;/span&gt;, con particolare riferimento ai pavimenti in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;opus sectile&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;opus tessellatum&lt;/span&gt; realizzati tra l'XI e il XIII secolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più  in modo specifico, per quanto riguarda uno studio analitico dei  pavimenti cosmateschi dell'area laziale, campana e dell'Italia  meridionale, le pubblicazioni sono davvero esigue e solo in due o tre  casi gli autori hanno pubblicato dei lavori rilevanti riguardanti la  classificazione, catalogazione, spiegazione e le tecniche utilizzate dai  Cosmati e dai marmorari in generale per la produzione delle opere  pavimentali musive.&lt;br /&gt;In tal senso si sono mossi in tempi relativamente  recenti F. Guidobaldi e Alessandra Guiglia Guidobaldi, mentre è del  2009 uno dei lavori più importanti sull'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;opus sectile&lt;/span&gt; in riferimento all'arte musiva normanna nell'Italia meridionale, fatto da Ruggero Longo.&lt;br /&gt;Tuttavia, manca ancora oggi un'adeguata &lt;span style="font-style: italic;"&gt;lessicalizzazione&lt;/span&gt;  dei motivi ornamentali delle opere cosmatesche, nonostante sia stata  effettuata una giusta interpretazione e classificazione dei motivi  geometrici che si possono vedere. Ruggero Longo ha analizzato a fondo le  problematiche relative ai motivi geometrici, definendo e distinguendo,  sulla base degli studi effettuati anche da autori del passato, il  micromodello, il modulo, il motivo, il pattern e l'ornamento.&lt;br /&gt;Nonostante tutto, però, analizzando le varie soluzioni, anche Longo giunge alla conclusione che "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;un motivo o pattern non può essere definito né attraverso il modulo né attraverso il reticolo geometrico&lt;/span&gt;".  Questo perchè il modulo semplice che forma il motivo o pattern può  essere interpretato dai nostri occhi a seconda di come lo si guarda, a  seconda degli effetti cromatici e dalla grandezza della superficie su  cui è composto.&lt;br /&gt;In sostanza, dice Longo, esiste un piano, cioè la  superficie su cui realizzare il mosaico che va intesa come una  intelaiatura in cui a seconda della tessitura che scompone il piano,  viene a formarsi la regola per ottenere i micromodelli a partire dai  quali si possono avere i modelli semplici, il pattern e il motivo  decoratore.&lt;br /&gt;Per i pattern semplici sono state trvate delle definizioni lessicali fin dall'antichità: per esempio, il motivo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ad quadratum&lt;/span&gt; e il motivo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ad triangulum&lt;/span&gt;,  indicano  il primo le sequenze in tessitura orizzontale di quadrati  disposti alternativamente paralleli alla tessitura e in diagonale; il  secondo una tessitura di linee parallele disposte a 60° con la linea  base orizzontale e intrecciate nei due sensi opposti, i cui intrecci  vanno a formare esagoni e triangoli.&lt;br /&gt;Tuttavia, il ricco repertorio  dei motivi geometrici utilizzati dai Cosmati non ha un suo lessico   proprio per mezzo del quale possiamo univocamente definire ogni singolo  pattern o modello base.&lt;br /&gt;La famosa "stella cosmatesca" di cui ho  parlato diverse volte e che si è soliti incontrare nelle opere dei  Cosmati, sia nelle decorazioni degli arredi che nei pavimenti (un  esempio classico è la decorazione che corre lungo il perimetro del  chiostro della basilica dei Santi Quattro Coronati a Roma) non è  altrimenti definibile perchè per descriverla in dettaglio bisognerebbe  dire "motivo composto da tre file sovrapposte di tre quadrati di cui i  quattro esterni scuri o colorati, quello centrale chiaro e i quattro  quadrati centrali scomposti ciascuno in quattro triangoli uniti al  vertice". Se prodotto in miniatura esso può essere un micromodello, se  prodotto a dimensioni grandi, come nell'opus sectile di ville romane,  esso diventa un pattern, se reiterato intersecandosi con il successivo,  produce un altro effetto ecc., ma in ogni caso, visto da una certa  distanza, l'immagine che coglie il nostro occhio è quello di una stella a  otto punte.  Basta variare i colori per ottenere un effetto diverso.&lt;br /&gt;Altri  pattern producono dei motivi geoemtrici di grande effetto visivo ma che  non sono definibili attraverso una immagine comune, semplice da  identificare: è il caso dei quadrati inscritti in cui varia solo il loro  orientamento rispetto alle linee di tessitura, oppure alle sequenze di  tessere quadrate e rettangolari, ecc.&lt;br /&gt;A tal proposito Longo scrive: "&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(204, 0, 0);"&gt;avendo  colto l'ambiguità e la mutevolezza precipua del lessico,  nell'impossibilità di classificare le unità modulari, non resta che  catalogare il modello di disegno, il pattern, così come avviene nei  repertori grafici elaborati e compilati da Blanchard e Prundhomme&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;Ma  se la descrizione classifica il modello, essa non ci lascia immaginare  come si presenta ai nostri occhi il disegno del motivo geometrico e  perciò inefficace a "definire" in parole l'immagine che l'intento  dell'artista vuole trasmettere, anche perchè esiste sempre l'ambiguità  che il motivo si presenta agli occhi in modi diversi a seconda della  prospettiva visiva e dei colori delle tessere.&lt;br /&gt;In definitiva, si può  tentare di classificare e catalogare il modello secondo un lessico che  richiama la regola per comporlo, ma non descriverlo in modo univoco per  l'effetto visivo che esso produce, mutevole, ingannevole, ambiguo,  probabilmente intenzionalmente creato in tal modo per produrre l'effetto  di smarrimento di chi lo osserva.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-imYviclCS1k/TqZZXMgAU0I/AAAAAAAAIlk/1buld5ciRkY/s1600/SS.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 38px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-imYviclCS1k/TqZZXMgAU0I/AAAAAAAAIlk/1buld5ciRkY/s320/SS.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5667315436119675714" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Fig. 1. Tratto di decorazione cosmatesca nel chiostro della basilica dei SS. Quattro Coronati a Roma. In questo caso è possibile osservare il micromodello da cui possono svilupparsi altri pattern e il motivo decorativo. Un quadrato orizzontale inscritto in un quadrato diagonale a sua volta inscritto in un quadrato orizzontale che fa da superficie. Segue un primo tipo di "stella cosmatesca" dove un quadrato di base è suddiviso in 9 quadrati di cui 4 scomposti in triangoli. La scelta cromatica determina la figura del modello che viene percepita dagli occhi: una stella a otto punte. In questo modello può variare l'orientamento del quadrato centrale (come nell'esempio che segue la stella seguente a otto punte fatte di losanghe) e la possibilità di intersecare il modello con altri simili.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-BX0_2TYrl2U/TqZZXU0EsLI/AAAAAAAAIl0/69D_7A8RIeI/s1600/Roma%2BSan%2BClemente%252C%2BSanti%2B4%2Bcoronati%252C%2BS.%2BCroce%2Bin%2BGerusalemme%2B107.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-BX0_2TYrl2U/TqZZXU0EsLI/AAAAAAAAIl0/69D_7A8RIeI/s320/Roma%2BSan%2BClemente%252C%2BSanti%2B4%2Bcoronati%252C%2BS.%2BCroce%2Bin%2BGerusalemme%2B107.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5667315438351331506" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fig. 2. SS. Quattro Coronati, Roma. Chiesa, pavimento interno della navata. Motivo denominato storicamente ad triangulum in cui la forma della griglia di scomposizione del piano della superficie determina il modello, ma, come è facile intuire e verificare, non è possibile definire univocamente a parole il motivo geometrico che percepisce l'occhio, mutevole a seconda di come lo si guarda.&lt;br /&gt;Ingrandito così, potrebbe risaltare la forma degli esagoni uniformi, mentre ad una certa distanza ciò che l'occhio percepisce maggiormente è una sequenza di stelle esagonali determinate dalle punte dei piccoli triangoli scomposti. La griglia può mostrare alla visione porzioni autosimili di triangoli che contengono gli esagoni e i piccoli triangoli di cui solo la scomposizione di questi ultimi non dipende dalla griglia di superficie.&lt;br /&gt;Tutto ciò, quindi, non è dovuto ad una costruzione diretta del motivo geometrico, ma solo il risultato della scomposizione del piano di superficie in una griglia di linee che formano un angolo di 60° con la linea base orizzontale e che si intersecano a eguali distanze nei due versi opposti di orientamento. Tale griglia, determina da sola sia la forma degli esagoni che dei triangoli scomposti. Come risulta evidente può risultare quanto meno ambiguo cercare di definire o catalogare questo modello attraverso una descrizione lessicale descrittiva.  E' inutile per esempio dire "motivo di esagoni e triangoli", oppure "motivo di esagoni che formano stelle esagonali...",  che senza osservarlo direttamente non si capirebbe cosa si vuole intendere. L'unica classificazione possibile è quindi relativa alle caratteristiche della griglia che determina il modello.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5604896063125151150-2673223461447883284?l=cosmati.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cosmati.blogspot.com/feeds/2673223461447883284/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/10/i-cosmati-i-micromodelli-e-il-lessico.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/2673223461447883284'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/2673223461447883284'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/10/i-cosmati-i-micromodelli-e-il-lessico.html' title='I Cosmati, i micromodelli e il lessico dei motivi'/><author><name>Nicola Severino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06847901105750676880</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://2.bp.blogspot.com/-Akuq8Gh3hnU/Tp6QUUX8VxI/AAAAAAAAIiY/V6k0XQbvkJU/s220/Nik%2Bprofilo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-imYviclCS1k/TqZZXMgAU0I/AAAAAAAAIlk/1buld5ciRkY/s72-c/SS.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5604896063125151150.post-958343105320990120</id><published>2011-10-21T01:29:00.000-07:00</published><updated>2011-10-21T03:26:40.276-07:00</updated><title type='text'>Chi erano veramente i Cosmati?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-P6nGoJSs60s/TqFG_yF7glI/AAAAAAAAIlU/e-A1E4sxCOQ/s1600/ferentino%2B231.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-P6nGoJSs60s/TqFG_yF7glI/AAAAAAAAIlU/e-A1E4sxCOQ/s320/ferentino%2B231.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5665887867801141842" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);"&gt;Chi erano &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);"&gt;veramente&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);"&gt; i Cosmati?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Può  sembrare una domanda stupida, ma non lo è. Lo dimostra il fatto che la  maggior parte di coloro che scrivono sull'argomento, specialmente i "non  addetti ai lavori", ovvero giornalisti, insegnanti e persone che si  occupano della materia solo superficialmente, non fanno alcuna  distinzione tra maestri marmorari romani della prima epoca, maestri  marmorari laziali, campani, meridionali e con il termine "Cosmati" fanno  di tutt'erba un fascio!&lt;br /&gt;Così tutti i pavimenti musivi presenti in  strutture religiose dal X al XIV secolo, sono definiti "pavimenti  cosmateschi". Forse è tempo che si cominci a fare chiarezza con qualche  precisa distinzione. Una l'abbiamo già fatta ed è quella che spiega e  definisce la differenza tra il periodo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;precosmatesco&lt;/span&gt; e quello &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cosmatesco&lt;/span&gt;.  E siccome essa è strettamente correlata alla domanda con la quale ho  intitolato questo articolo, cerco di integrare e completare le  necessarie definizioni, distinzioni e cronologie.&lt;br /&gt;Quando Camillo  Boito nel 1860 intitolò il suo libro &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Architettura Cosmatesca&lt;/span&gt;,  utilizzando forse per la prima volta nella storia il termine  "cosmatesca", lo fece con la consapevolezza di riferirsi allo studio di  monumenti artistici la cui paternità fu accertata, per un buon numero di  reperti, grazie alle epigrafi su cui ricorreva spesso il nome di Cosma,  uno dei maestri marmorari, e di altri relativi alla sua famiglia. Dopo  un lungo lavoro di interpretazione di dette epigrafi, si è giunti  finalmente ad una cronologia e genealogia di questi artisti marmorari  romani che può essere considerata più o meno definitiva e corretta.&lt;br /&gt;Dal  1860 l'architettura "cosmatesca" di Boito divenne famosa e creò  inconsapevolmente le basi per la definizione di un'arte che sarà in  seguito generalmente definita "arte cosmatesca". Ma il termine è  riferito espressamente ai lavori effettuati solo da una particolare  famiglia dei marmorari romani i cui membri sono stati genericamente  definiti e denominati nel tempo "Cosmati".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);"&gt;Chi sono quindi i veri Cosmati?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;I veri Cosmati sono i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Doctissimi Magistri Marmorari Romani&lt;/span&gt; che operarono in Roma e nel territorio del Patrimonio di San Pietro, spingendosi forse anche oltre, la cui famiglia inizia con &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tebaldo&lt;/span&gt;  Marmoraro che inizia la sua opera nei primi decenni dell'anno Mille,  prosegue con il figlio Lorenzo, probabilmente dalla metà del XII secolo  in poi, e dai figli di quest'ultimo Iacopo e Cosma che sono gli artefici  più conosciuti e famosi dei Cosmati, operanti tra il 1185 e il 1231 a  cui seguono i relativi figli Luca e Iacopo II, questi detto anche &lt;span style="font-style: italic;"&gt;alter&lt;/span&gt;, per distinguerlo dal nonno, che forse operarono fin verso la metà del XIII secolo.&lt;br /&gt;Secondo  la corretta cronologia dei marmorari romani, è questa l'unica famiglia  dei veri Cosmati, o almeno quella cui ci si deve riferire quando si  pronuncia il nome dei Cosmati.&lt;br /&gt;Gli altri artisti appartengono ad  altre famiglie che operarono parallelamente nello stesso periodo: quella  di Magister Paulus (1100) a cui seguirono Giovanni, Pietro, Angelo e  Sasso, e poi Nicola il figlio di Angelo e Iacopo, figlio di Nicola. La  famiglia di Pietro Mellini, dal 1200, con il figlio Cosma II il cui nome  nelle epigrafi è stato spesso confuso con l'altro Cosma gettando così  molta confusione e i figli di questi: Iacopo III, Giovanni, Deodato,  Pietro e Carlo. Ancora la famiglia dei Ranuccio o rainerius,  discendendti da un poco noto Giovanni Marmoraro in cui si distinsero i  maestri Pietro e Nicola e i figli di quest'ultimo Giovanni e Guittone,  ecc.&lt;br /&gt;Uno dei nomi più famosi, tra gli artisti di famiglia diversa, che  collaborarono con i Cosmati è quello dei Vassalletto di cui si ignora il  nome del capostipite, mentre famoso è il figlio Pietro Vassalletto ed  il figlio di questi anonimo nel nome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);"&gt;Sono tutti Cosmati questi artisti?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No,  solo la famiglia di Tebaldo Marmorario è da considerare, al completo  dei suoi membri, quella a cui riferirsi quando si scrive il nome  Cosmati. A ragione di ciò, con il termine &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cosmatesco&lt;/span&gt;,  considerato anche nelle sue più generali varianti espressive, coem  cosmatesca, cosmatesche, ecc., sono da intendere solo quei particolari  monumenti artistici riferibili esclusivamente all'operato dei membri  della famiglia di Tebaldo marmoraro e, più specificamente, in mancanza  di attribuzioni certe, al periodo che inizia con Lorenzo di Tebaldo dal  XII secolo. Personalmente però, ritengo opportuno riferire, ancora più  precisamente, un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;terminus ante quem&lt;/span&gt;  con il quale definire univocamente l'inizio dell'era cosmatesca, che  può essere rappresentato dal 1185, anno in cui il maestro Lorenzo si  firmò per la prima volta con suo figlio Iacopo ancora adolescente, su un  architrave nella cattedrale di Segni e di cui ci resta il reperto  originale conservato nel locale Museo Archeologico; com &lt;span style="font-style: italic;"&gt;terminus post quem&lt;/span&gt;,  io propongo il 1246, che è l'anno della consacrazione dell'Oratorio di  San Silvestro presso la basilica dei Santi Quattro Coronati ove si vede  un pavimento rimaneggiato, probabilmente deturpato, restaurato varie  volte, ma di chiara origine cosmatesca nello stile degli ultimi maestri  Cosma e il fratello Luca.&lt;br /&gt;1185-1246 è questo il lasso di tempo a cui  riferire l'arte vera e propria cosmatesca in cui splendide opere  pavimentali, decorative e architettoniche videro la luce sul territorio  Laziale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);"&gt;Un'arte senza volto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Eppure  di tutta questa elevata e particolare espressione artistica non ci  resta nemmeno un volto, né scolpito, né raffigurato in qualche  documento. Non ci resta nessuna notizia sulle loro vicende familiari,  sulla loro vita sul loro carattere e sulle loro disavventure  professionali e personali.&lt;br /&gt;Nemmeno un volto e in alcuni casi nemmeno  il nome di coloro che hanno fatto brillare la fede per oltre un secolo  attraverso quella minuziosa arte dell'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;opus tessellatum&lt;/span&gt;  e dell'intarsio in paste vitree ed oro. Se non fosse stato per gli  attestati di paternità con i quali ci hanno tramandato almeno i loro  nomi, non avremmo mai avuto la possibilità di pronunciare la parola  Cosmati, né di conoscere gli artefici di un'arte, quella cosmatesca, che  dopo quasi mille anni brilla di luce propria come una stella nel cielo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-9-seTS3Sueo/TqFG_vzxvFI/AAAAAAAAIlM/6Qf1sWpdvMg/s1600/ferentino%2B025.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-9-seTS3Sueo/TqFG_vzxvFI/AAAAAAAAIlM/6Qf1sWpdvMg/s320/ferentino%2B025.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5665887867188132946" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nelle immagini, una porzione delle guilloche (in alto) e il quinconce nella cattedrale di Ferentino&lt;br /&gt;(foto dell'autore).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5604896063125151150-958343105320990120?l=cosmati.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cosmati.blogspot.com/feeds/958343105320990120/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/10/chi-erano-veramente-i-cosmati.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/958343105320990120'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/958343105320990120'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/10/chi-erano-veramente-i-cosmati.html' title='Chi erano veramente i Cosmati?'/><author><name>Nicola Severino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06847901105750676880</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://2.bp.blogspot.com/-Akuq8Gh3hnU/Tp6QUUX8VxI/AAAAAAAAIiY/V6k0XQbvkJU/s220/Nik%2Bprofilo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-P6nGoJSs60s/TqFG_yF7glI/AAAAAAAAIlU/e-A1E4sxCOQ/s72-c/ferentino%2B231.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5604896063125151150.post-7104182809301704407</id><published>2011-10-18T05:38:00.000-07:00</published><updated>2011-10-19T23:46:23.884-07:00</updated><title type='text'>Divagazioni Cosmatesche Romane - Prima parte</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-EQpNQ8Wlry0/Tp_Db0LuCBI/AAAAAAAAIlA/VWYXmBdzDiw/s1600/intro.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-EQpNQ8Wlry0/Tp_Db0LuCBI/AAAAAAAAIlA/VWYXmBdzDiw/s320/intro.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5665461738887055378" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Dal 9 al 13 luglio del 2011 ho  dedicato cinque giorni della mia esistenza ad una vacanza romana. Volevo  farlo da molto tempo, ma qualcosa mi aveva sempre inspiegabilmente  trattenuto. Stavolta no, avevo un impegno con me stesso: fare un tour  alla riscoperta dei pavimenti cosmateschi romani e delle opere legate  agli arredi presbiteriali medievali, magari cno la speranza di trovare  qualche piccolo reperto in più meno noto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo aver fatto lo stesso nell'alta Campania, ora toccava a Roma, la patria dell'arte cosmatesca in generale. La &lt;span style="font-style: italic;"&gt;missione&lt;/span&gt;  aveva un duplice scopo: quello di fare una ricognizione generale (anche  se limitata agli itinerari prefissati), verificando effettivamente cosa  si vede attualmente nelle basiliche romane e quello di confrontare il  tutto con le opere dislocate sull'intero territorio del Lazio.&lt;br /&gt;Ovviamente  tutto ciò inteso quale prima campagna di ricerca delle opere  cosmatesche, ed in particolare i pavimenti, presenti in Roma  nell'intento di studiarle, analizzarle e divulgarle nel mio prossimo  libro che mi accingo a scrivere per il 2012.&lt;br /&gt;Gran parte delle opere  di arredo e architettoniche sono state già esaminate da alcuni studiosi e  in particolar modo dall'architetto Luca Creti in un lavoro che ritengo  essere la migliore pubblicazione sull'argomento oggi in Italia e nel  Mondo. Il libro si intitola &lt;span style="font-style: italic;"&gt;In Marmoris Arte Periti. La Bottega Cosmatesca di Lorenzo tra il XII e il XIII secolo&lt;/span&gt;,  pubblicato nel 2010 a Roma per le edizioni Quasar. Il volume è la  stampa della tesi di dottorato dell'autore che fu preceduta da un altro  libretto, sempre a sua firma, dal carattere quasi introduttivo,  intitolato &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I Cosmati a Roma e nel Lazio&lt;/span&gt;,  in cui viene ripercorsa la storia degli studi, delle scoperte, delle  interpretazioni epigrafiche, la cronologia e la genealogia dei Cosmati  in un quadro universale più ampio in cui trova posto anche il rapporto  dei marmorari romani con le scuole dell'Italia meridionale e un quadro  generale storico-artistico di Roma nel XII secolo.&lt;br /&gt;Nella letteratura italiana moderna però, se si eccettua il volume di Dorothy Glass &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Studies on Cosmatesque Pavements&lt;/span&gt;, del 1980, non si hanno altre pubblicazioni specifiche sull'argomento dei pavimenti cosmateschi.&lt;br /&gt;Inoltre,  al momento in cui scrivo, esistono vari studi sistematici, o di  approccio, alla classificazione e  interpretazione dei pattern  utilizzati dai Cosmati nei loro pavimenti, mentre la Glass ha tentato di  discutere un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;modus operandi&lt;/span&gt; di  analisi ed un tentativo di studio iconologico che da una parte si è  rivelato efficace, dall'altro fallace in quanto le interpretazioni  personali sulla base di elementi stilistici e tipologici alterati dalla  storia, può portare spesso a risultati fuorvianti se non addirittura  erronei. Valga per tutti il caso dei "pavimenti provinciali"  interpretati da Glass come il frutto di artisti minori che tentavano di  imitare i Cosmati. A tal proposito si può vedere il mio studio specifico  nel libro &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le Luminarie della Fede&lt;/span&gt; vol. 5, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Itinerari d'arte cosmatesca nel basso Lazio&lt;/span&gt;, 2011.&lt;br /&gt;Oltre  ad un articolo abbastanza datato di Guiglia Guidobaldi e un libretto di  itinerari cosmateschi di Enrico Bassan, null'altro si trova attualmente  di specifico sui pavimenti romani.&lt;br /&gt;Da queste constatazioni è nata la mia idea di intraprendere una ricerca mirata alla scoperta dei pavimenti cosmateschi di Roma.&lt;br /&gt;Devo  premettere che prima di luglio, in più fasi avevo già visitato alcune  tra le più importanti basiliche: Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo  fuori le Mura, San Clemente, San Giovanni in Laterano, Santa Maria  Maggiore, Santa Prassede e i SS. Quattro Coronati.&lt;br /&gt;Così, il 9 luglio  presi il treno e mi recai a Roma, dove rimasi "ospite" per 5 giorni a  casa di mia figlia che studia medicina alla Sapienza (l'affitto della  casa lo pagavo io ovviamente! Quindi avevo tutto il diritto di essere  ospite di me stesso!).&lt;br /&gt;Il 630 e il 63 erano i miei numeri preferiti,  ovvero le circolari che mi portavano ogni mattina alle otto in centro,  partendo dai pressi del quartiere Coppedé.&lt;br /&gt;Il programma prevedeva un  giro compreso in un cerchio topografico con centro Piazza Venezia e  raggio Piazza Navona-Colosseo. Così il primo giorno il tour inizia nel  pomeriggio alle 16 dalla Basilica di San Marco al Campidoglio, giusto di  fronte al Vittoriano.&lt;br /&gt;Entrati nella chiesa si scorge sul pavimento  solo un riquadro , centrale nella navata principale, di dimensioni medio  grandi, con un quinconce stilisticamente del tutto precosmatesco.  Ricostruito in qualche fase di restauro che ha interessato la chiesa.&lt;br /&gt;Fa  un certo effetto entrare in una così importante basilica e trovare solo  una esigua traccia dell'antico pavimento cosmatesco di cui era  certamente dotata. Così, viene spontaneo chiedersi: ma che fine avrà  fatto il resto del pavimento? Una parte, molto bella, è sul presbiterio  rialzato, ma la superficie totale di questo non può andare a coprire il  vuoto che si vede in quello sottostante al centro della navata. Sarà  andato distrutto? O disperso? O trasportato in qualche altro luogo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con  questi interrogativi esco dalla basilica che inaugura il tour  cosmatesco di Roma, per recarmi a quella vicinissima di Santa Maria in  Aracoeli. Si attraversa la piazza Venezia, andando verso il lato  sinistro del Vittoriano e in pochi minuti si raggiunge la grande  scalinata dell'Ara Coeli, ma io preferisco prendere l'ingresso dalla  parte del Campidoglio, meno faticoso. Entro e mi trovo di fronte allo  spettacolo di una basilica enorme, in cui i visitatori sono dapprima  sopraffatti dai colori vivaci, spettroscopici, dei raggi di sole che nel  pomeriggio filtrano attraverso il finestrone della facciata andando a  creare singolari e mistici effetti cromatici sul pavimento. cco, il  pavimento: ancora un vuoto, enorme, in cui curiosamente le partizioni  rettangolari che usualmente sono campite con motivi geometrici qui  lasciano il posto a lastroni di marmo, mentre le fasce marmoree che in  genere fungono da perimetro alle partizioni sono qui decorate a motivi  gemetrici cosmateschi! Una idea impensabile al tempo dei Cosmati. Solo  una mente di uomo barocco potrebbe aver pensato una cosa simile.  Diversamente, sul presbiterio, sempre rialzato, si vede tutt'altra  situazione, ma ciò che risalta subito agli occhi è un miscuglio di  detriti, reperti, porzioni pavimentali miste che formato un lastricato  semi-musivo senza alcun carattere stilistico definito. Un guazzabbuglio  barocco, formato da rappezzi di materiale di reimpiego di ogni sorta,  dai dischi di porfido di ogni dimensione, interi, frammentari,  incompleti, a marmi epigrafici, lapidi tombali e via dicendo. La  ricchezza dei reperti, però,  è tale da far intendere subito quale possa  essere stato lo splendore dell'arredo medievale di questa chiesa. E sto  parlando solo del pavimento senza tener conto dei più famosi amboni di  Lorenzo e Iacopo che da soli costituiscono un monumento cosmatesco tra i  più importanti della capitale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando si crede di aver  finito, è l'ora di cercare i "dettagli". Scandagliare la chiesa il  meglio possibile, almeno fin dove si può arrivare per l'apertura al  publico. Così, scorgo con sorpresa che le cappelle della navata destra  (rispetto all'entrata della facciata sulla scalinata dell'Ara Coeli),  sono arricchite di pavimentazione cosmatesca.&lt;br /&gt;Perchè le cappelle  hanno un pavimento cosmatesco completo e il centro della navata  principale no? L'occhio ormai abituato all'opera, allo stile, ai colori,  alla foggia, alle tipologie, ai pattern della bottega cosmatesca di  Lorenzo, scorge subito un quinconce nella prima cappella che è identico  stilisticamente a quello presente nella basilica di San Marco che mi ero  lasciato alle spalle poco prima. Ecco dov'è finito il resto del  pavimento di San Marco...E' stato trasportato qui, a  Santa Maria in Ara  Coeli, per abbellire parte di questa chiesa.&lt;br /&gt;Lo stile è  inequivocabilmente quello dei Cosmati di Lorenzo, e anche la tipologia  dei materiali è quella riscontrata in San Marco. Non vi sono dubbi,  almeno per me.&lt;br /&gt;La conferma a questa mia idea è data anche dalla  constatazione che le ripartizioni rettangolari attorno al quinconce di  questa cappella, sono conformi stilisticamente alla scuola di Lorenzo e  quindi non solo il quinconce, ma anche parte delle ripartizioni furoto  staccate da San Marco, per essere portate qui all'Ara Coeli e montate  insieme come per conservare il tutto nello stile originale.&lt;br /&gt;Il resto  del pavimento della chiesa, al centro della navata e nel presbiterio è  un misto di stili che può spiegarsi solo in due modi: o la  ricostruzione, dal barocco in poi, di tutto il litostrato ha interessato  il reimpiego di materiali provenienti da diverse strutture religiose  (tra cui la vicina San Marco e forse S. Maria in Via Lata che non ha più  il pavimento cosmatesco, come anche Santa Maria Nova dove si ripete il  solo quinconce nella navata, ecc.), o in questa chiesa si sono sommate  le opere di diverse botteghe di marmorari romani tra cui certamente  quella di Lorenzo che si riscontra negli amboni e in diversi reperti  pavimentali. Molte sono le tracce che, stando alla tradizione, è facile  riscontrare che non appartengono a questa bottega. Esse sono visibili in  diversi e molteplici stili di pattern mai usati dai Cosmati  laurenziani, ma forse più vicini allo stile dei Ranuccio. Mentre alcune  tipologie di tessere, come quelle "gibbose" o a semicerchio, e i  relativi disegni geometrici, indicano che anche qui esisteva  originariamente un pavimento precosmatesco e dei sicuri rifacimenti  cosmateschi del XIII secolo.&lt;br /&gt;La cappella successiva mostra un  pavimento "cosmatesco" realizzato con materiale di reimpiego, anch'esso  molto probabilmente derivato dalla basilica di San Marco e rimontato nel  1800 alla meno peggio, ma in modo totalmente arbitrario e secondo un  gusto e una tecnica degli artefici che in nessun modo poteva avvicinarsi  allo spirito dei maestri romani del XII secolo.&lt;br /&gt;In una terza  cappella si vede ciò che io credo si tratti di una cospiqua parte del  pavimento, forse meglio conservato, preso da San Marco e rimontato qui.&lt;br /&gt;Quindi,  n definitiva, in questa chiesa dell'Ara Coeli, si sommano le componenti  di almeno due famiglie di artisti marmorari appartenenti a due distinte  botteghe. Cronologicamente si potrebbe pensare ad un primo intervento  da parte della bottega di Lorenzo, ma forse anche del padre Tebaldo, o  insieme, quando fu costruita la primimita chiesa romanica a metà del  secolo XII e le tracce del litostrato musico sono riconoscibili negli  elementi precosmateschi tipici della botega laurenziana, che ho potuto  vedere anche in altri monumenti simili, come il pavimento della chies  adi San Nicola a Genazzano, originariamente della basilica di San  Giovanni in Laterano. A questa prima chiesa primitiva doveva appartenere  anche l'ambone eseguito da Lorenzo e Iacopo.&lt;br /&gt;La storia della chiesa  ci dice che i successivi stravolgimenti architettonici si ebbero verso  la fine del '200 quando vi entrarono i Francescani, ma sinceramente mi  sembra un periodo troppo tardivo per riferirvi gli stili del pavimento  musivo che non sembrano essere attribuibili alla bottega di Lorenzo. Ma è  difficile stabilire cosa sia potuto accadere al pavimento della chiesa  nei momenti delle trasformazioni architettoniche e decorative. Le parti  pavimentali di stile diverso da quello di Lorenzo potrebbero anch'esse  essere state trasportate  da un'altra chiesa al momento dei lavori di  trasformazione edilizia e di restauri.&lt;br /&gt;Una chiesa in cui convivono  diversi elementi storici e artistici dell'arte cosmatesca che denunciano  le infinite trasformazione che il monumento ha subito durante tutti  questi secoli.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-mRJjBpJFSEg/Tp_CNp75X9I/AAAAAAAAIkw/SBqREnNwppI/s1600/aracoeli4.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 214px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-mRJjBpJFSEg/Tp_CNp75X9I/AAAAAAAAIkw/SBqREnNwppI/s320/aracoeli4.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5665460396106538962" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Basilica di S. Maria in Aracoeli, interno.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-Z4LsuQWi-Qw/Tp_CNkDCKII/AAAAAAAAIko/aRb-l9mpUjI/s1600/aracoeli3.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-Z4LsuQWi-Qw/Tp_CNkDCKII/AAAAAAAAIko/aRb-l9mpUjI/s320/aracoeli3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5665460394525862018" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il pavimento della chiesa nella navata centrale&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-0r2EF2QMNtc/Tp_CGEDh-XI/AAAAAAAAIkc/DasLpQm7nw4/s1600/aracoeli3.jpg"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-j1xXUGZp4A4/Tp_CFzXoHEI/AAAAAAAAIkQ/Q1Yxn6rQdVI/s1600/aracoeli2.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 214px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-j1xXUGZp4A4/Tp_CFzXoHEI/AAAAAAAAIkQ/Q1Yxn6rQdVI/s320/aracoeli2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5665460261199813698" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;L'ingresso secondario della chiesa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-b9UoJ2MjJD0/Tp_CFnbmjOI/AAAAAAAAIkE/EJKVUFpKKQQ/s1600/aracoeli1.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-b9UoJ2MjJD0/Tp_CFnbmjOI/AAAAAAAAIkE/EJKVUFpKKQQ/s320/aracoeli1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5665460257995263202" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;L'ingresso principale, con la lunga scalinata dell'Ara Coeli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-SOxdG5DvNt4/Tp_CFPDJLsI/AAAAAAAAIj8/jKl9lsc_ZcU/s1600/san%2Bmarco%2B3.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-SOxdG5DvNt4/Tp_CFPDJLsI/AAAAAAAAIj8/jKl9lsc_ZcU/s320/san%2Bmarco%2B3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5665460251450224322" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il pavimento sul presbiterio nella basilica di San Marco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-6oo6tY_r1jI/Tp_CE0WqdKI/AAAAAAAAIjs/ARzCHJ-oplM/s1600/san%2Bmarco%2B2.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-6oo6tY_r1jI/Tp_CE0WqdKI/AAAAAAAAIjs/ARzCHJ-oplM/s320/san%2Bmarco%2B2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5665460244284339362" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il quinconce al centro della navata in San Marco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-F_jrKherI9Y/Tp_B1LPqiGI/AAAAAAAAIjg/lllKvAV8v6o/s1600/san%2Bmarco%2B1.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-F_jrKherI9Y/Tp_B1LPqiGI/AAAAAAAAIjg/lllKvAV8v6o/s320/san%2Bmarco%2B1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5665459975551092834" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La Basilica di San Marco, interno.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-htwcTJM6234/Tp_BIo8rlRI/AAAAAAAAIjU/l1l7E-0I8-Q/s1600/san%2Bmarco%2B1.jpg"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5604896063125151150-7104182809301704407?l=cosmati.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cosmati.blogspot.com/feeds/7104182809301704407/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/10/divagazioni-cosmatesche-romane-prima.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/7104182809301704407'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/7104182809301704407'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/10/divagazioni-cosmatesche-romane-prima.html' title='Divagazioni Cosmatesche Romane - Prima parte'/><author><name>Nicola Severino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06847901105750676880</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://2.bp.blogspot.com/-Akuq8Gh3hnU/Tp6QUUX8VxI/AAAAAAAAIiY/V6k0XQbvkJU/s220/Nik%2Bprofilo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-EQpNQ8Wlry0/Tp_Db0LuCBI/AAAAAAAAIlA/VWYXmBdzDiw/s72-c/intro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5604896063125151150.post-6145111040198371212</id><published>2011-10-18T01:11:00.000-07:00</published><updated>2011-10-18T08:17:13.930-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cosmati'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='presentazione.'/><title type='text'>Cosmati. Marmorari Magistri  Romani - I miei Libri</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-r1wqAqUzxK4/Tp1GmJnwStI/AAAAAAAAIh8/yeYHgjHM98c/s1600/pisa%2Bcosmatesca.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 215px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-r1wqAqUzxK4/Tp1GmJnwStI/AAAAAAAAIh8/yeYHgjHM98c/s320/pisa%2Bcosmatesca.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5664761527533587154" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-xAxvsG6FkgQ/Tp1GhtqPaQI/AAAAAAAAIhs/OvqyoVMDsGI/s1600/luminarie%2Bvol%2B5.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 286px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-xAxvsG6FkgQ/Tp1GhtqPaQI/AAAAAAAAIhs/OvqyoVMDsGI/s320/luminarie%2Bvol%2B5.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5664761451308345602" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-rLqtlNXl-9k/Tp1GhCq8kcI/AAAAAAAAIhk/faq_6r68vhM/s1600/Luminarie%2Bvol%2B4.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 226px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-rLqtlNXl-9k/Tp1GhCq8kcI/AAAAAAAAIhk/faq_6r68vhM/s320/Luminarie%2Bvol%2B4.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5664761439768580546" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-Qs54mv4FlQo/Tp1Gg-rfR-I/AAAAAAAAIhY/yjKehx3QgUA/s1600/vineis.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 234px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-Qs54mv4FlQo/Tp1Gg-rfR-I/AAAAAAAAIhY/yjKehx3QgUA/s320/vineis.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5664761438697113570" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-N6_wDsRzWDs/Tp1Gg9T1wNI/AAAAAAAAIhM/P5j-i8qHswY/s1600/anagni.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 290px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-N6_wDsRzWDs/Tp1Gg9T1wNI/AAAAAAAAIhM/P5j-i8qHswY/s320/anagni.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5664761438329487570" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-OgoqU8_tafY/Tp1GghqrYJI/AAAAAAAAIhA/rjsFu2Xjvy8/s1600/ferentino.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 214px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-OgoqU8_tafY/Tp1GghqrYJI/AAAAAAAAIhA/rjsFu2Xjvy8/s320/ferentino.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5664761430909083794" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo blog è dedicato agli studi e ricerche di Nicola Severino sull'arte cosmatesca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);"&gt;Cosmatesco e precosmatesco, una sostanziale differenza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spesso, visitando una chiesa medievale, siamo rimasti colpiti dallo splendore di alcuni arredi medievali, come pulpiti, amboni, transenne, troni vescovili, ecc.&lt;br /&gt;In modo particolare siamo rimasti impressionati da quei pavimenti musivi, veri e propri tappeti di pietra colorati, che nel luccichio delle piccole tessere di porfidi e serpentini antichi, sembrano illuminare le buie chiese romaniche e guidare il fedele dall'ingresso fino al presbiterio.&lt;br /&gt;Un'arte, quella del pavimento musivo, che affonda le sue radici nella storia dell'uomo arrivando fino ad almeno l'antichità classica.&lt;br /&gt;L'antico repertorio dell'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;opus alexandrinum&lt;/span&gt; e dell'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;opus sectile&lt;/span&gt; dei Romani, fu interamente ereditato e reinterpretato dai maestri marmorari romani del XII e XIII secolo, ma solo dopo che i suoi primi rappresentanti diffusero quest'arte derivandola dall'insegnamento degli artisti bizantini che l'abate Desiderio chiamò da Costantinopoli tra il 1060 e il 1071 per la decorazione della ricostruita chiesa dell'abbazia di Montecassino.&lt;br /&gt;La scuola di Montecassino quindi fu il tramite della cultura decorativa bizantina che si andò sviluppando nel centro Italia e nel meridione d'Italia. Nonostante siano forti le espressioni stilistiche che possono annoverarsi come sviluppo individuale di  "componenti locali" delle botteghe marmorarie romane del XIII secolo, si evince abbondantemente che la tradizione dell'opus sectile pavimentale e decorativa si sviluppò nel centro Italia ad iniziare dalla scuola bizantina operante dell'abbazia di Montecassino fino alla fine del 1071, anno in cui la chiesa venne solennemente consacrata. In seguito, e per colere dell'abate Desiderio, e affinchè tale arte non fosse dimenticata in Italia, venne istituita una scuola apposita presso i monaci cassinesi e presso alcune sedi alle dipendenze di Montecassino, come l'abbazia di S. Liberatore alla Maiella, in cui i maestri bizantini insegnarono la loro arte.&lt;br /&gt;Possiamo immaginare i capostipiti delle botteghe marmorarie romane, come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Magister Paulus&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tebaldo Marmorario&lt;/span&gt;, i più antichi che si conoscano, operanti a Roma dai primi decenni del XII secolo, frequentare la scuola cassinese e così spiegarci la presenta firmata di Paulus nella cattedrale di Ferentino, e il pavimento dell'antica chiesa di San Pietro nelle rovine di Villa Magna ad Anagni (attribuzione stilistica), mentre lo stile di Tebaldo o del figlio Lorenzo può essere riconosciuto in diverse zone del basso Lazio, come nella maggior parte dei pavimenti precosmateschi di Roma.&lt;br /&gt;Ecco, è spuntata fuori finalmetne la parola chiave: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;precosmatesco&lt;/span&gt;. Che significa?&lt;br /&gt;Fino alla pubblicazione dei miei libri, il termine "precosmatesco" è stato usato in modo rarissimo e solo da qualche studioso (tra cui la dott.ssa Michela Cigola di Cassino), per individuare molto genericamente dei pavimenti musivi in tutto simili a quelli "cosmateschi", ma chiaramente riferibili ad un periodo in cui i veri maestri Cosmati non erano ancora nati. In genere il termine è stato raramente usato per definire il pavimento desideriano della chiesa di Montecassino che è del 1071.&lt;br /&gt;Nei miei studi, ho avuto modo di specificare dettagliatamente la differenza tra i pavimenti "precosmateschi" e quelli "cosmateschi" per una constatazione molto semplice.&lt;br /&gt;La maggior parte degli articoli (anche se rari) che accennano o studiano i pavimenti musivi medievali di Roma, parlano indistintamente di "pavimenti cosmateschi".&lt;br /&gt;Qualcuno più attento, ha finalmente notato che in molti casi almeno una parte dei pavimenti definiti cosmateschi di Roma, sono in realtà riferibili ad un'epoca precedente, cioè in un periodo che può essere compreso almeno tra la metà e gli ultimi decenni del XII secolo. Cosa strana però, tali pavimenti mostrano una parte più antica e un'altra (in genere quella centrale, presso la navata mediana) più "moderna" riferibile all'epoca cosmatesca: come si spiega?&lt;br /&gt;Una risposta a questa domanda non era ancora arrivata fino alla pubblicazione dei miei volumi.&lt;br /&gt;La messa in opera dei pavimenti musivi da pate delle botteghe marmorarie romane può farsi iniziare con il papato di Pasquale II  e i suoi successori, durante il quale furono realizzati i primi pavimenti precosmateschi all'epoca della consacrazione e/o riconsacrazione delle chiese e basiliche romane, fino all'apice del pavimento cosmatesco sotto il papato di Innocenzo III, principale committente dei maestri Cosmati Lorenzo, Iacopo, Cosma, Iacopo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;alter&lt;/span&gt; e Luca, cmprendendo un periodo di attività che possiamo definire vero e proprio cosmatesco compreso negli anni del papato di Innocenzo III, cioè tra il 1198 e 1216. Tale periodo, ovviamente è da modellare in base agli eventi. Credo che possano considerarsi cosmateschi anche i lavori effettuati da Lorenzo e Iacopo in giovane età nel basso Lazio e a Roma ad iniziare da quelli firmati  nella cattedrale di Segni nel 1185. Ed è proprio questa data, incisa sulla lunga lastra di marmo conservata nel Museo Archeologico di Segni, che io vorrei riconoscere come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;terminus ante quem&lt;/span&gt; del periodo vero e proprio "cosmatesco", e come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;terminus post quem&lt;/span&gt; del periodo "precosmatesco".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa importante e basilare distinzione permette di distinguere stilisticamente  le opere pavimentali prodotte a Roma e nel &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Patrimonium Sancti Petri&lt;/span&gt; tra il 1120 e il 1180 e di distinguere così, stilisticamente e cronologicamente, quanto attualmente si può vedere nelle &lt;span style="font-style: italic;"&gt;facies&lt;/span&gt; dei litostrati delle basiliche romane. Principalmente si dare una spiegazione alle diversità tipologiche e stilistiche che si osservano tra le zone laterali e le fasce centrali.&lt;br /&gt;Da quanto detto e supposto, viene da se ipotizzare che i maestri Cosmati, tra la fine del XII secolo e i primi decenni del XIII secolo, ebbero incarichi non solo di realizzare nuove opere, pavimentali e decorative, ma anche e soprattutto di restaurare quelle già esistenti!&lt;br /&gt;E' questa, presumibilmente, la ragione per cui oggi coesistono tali differenze nei pavimenti cosmateschi di Roma. Lasciate intatte o minimamente ritoccate le zone laterali, come le lunghe file di ripartizioni rettangolari nelle navate minori, i Cosmati ebbero l'incarico di restaurare e ridefinire soprattutto le fasce centrali. Non sappiamo se essi le restaurarono solamente lasciando i disegni originari o se, molto più probabilmente, le ridisegnarono &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ex novo&lt;/span&gt;, secondo il loro nuovo stile cosmatesco.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);"&gt;I modelli certificati cosmateschi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Attualmente esistono solo due pavimenti "certificati" cosmateschi, cioè atribuiti ai maestri Cosmati per via documentale storica o direttamente, in modo inequivocabile, per essere firmati dagli stessi artisti. Questi due monumenti di primaria importanza si trovano uno nella cattedrale di Ferentino, attribuito per via documentale al maestro Iacopo di Lorenzo e datato attorno al 1204; il secondo si trova nella cattedrale di Anagni e consiste di due pavimenti, uno nella basilica superiore, overo nella chiesa, e l'altro nella basilica inferiore, o cripta di San Magno. In particolare, su un gradino del primo altare si firmarono gli artisti Cosma, con i figli Iacopo e Luca senza omettere la data del 1231, costituendo di fatto l'unico pavimento cosmatesco datato dagli stessi artisti!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' ovvio che questi due monumenti devono per forza essere presi come il modello principale a cui riferirsi per ogni eventuale confronto storico, tipologico, stilistico e via dicendo. A questi per esempio, si avvicina per le affinità stilistiche riscontrate anche dalla studiosa Dorothy Glass nel 1980, il pavimento della cattedrale di Civita Castellana, attribuito agli stessi maestri Cosmati, sebbene non firmato. A questo ho avvicinato il riscoperto pavimento cosmatesco della chiesa di San Pietro in Vineis ad Anagni, disperso in varie chiese del luogo. Tenendo presente i dettagli di questi due pavimenti, si può tentare di riconoscere lo stile, i modi, la tecnica, il gusto degli stessi artisti in pavimenti altrimenti difficilmente riconducibili a delle famiglie di marmorari.&lt;br /&gt;Senza volerlo, solo perchè essi sono i due pavimenti cosmateschi più vicini alla mia residenza, ho iniziato il mio percorso di studio e analisi di questi monumenti proprio da quelli accertati, approdando in seguito agli altri con la possibilità di una continua analisi tenendo presente i dettagli di quelli originali.&lt;br /&gt;In questo nuovo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;modus operandi&lt;/span&gt; si è sviluppata la mia ricerca storico-documentale dei pavimenti cosmateschi ed in questo modo ho avuto la possibilità di dire forse qualcosa di nuovo rispetto alla letteratura, davvero scarna, oggi esistente sull'argomento.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);"&gt;I miei libri&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da ciò è nata l'esigenza di scrivere e rapportare tutte le mie scoperte in una serie che ho voluto intitolare "&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);"&gt;ARTE COSMATESCA&lt;/span&gt;" e che nel giro di un anno mi ha portato alla pubblicazione di ben 6 volumi di cui si può vedere la copertina nelle immagini proposte.&lt;br /&gt;Gli interessati possono vedere le anteprime dei volumi ai seguenti indirizzi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://ilmiolibro.kataweb.it/categorie.asp?act=ricerca&amp;amp;genere=tutte&amp;amp;searchInput=cosmatesca&amp;amp;scelgoricerca=in_vetrina&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://ilmiolibro.kataweb.it/categorie.asp?act=ricerca&amp;amp;genere=tutte&amp;amp;searchInput=luminarie&amp;amp;scelgoricerca=in_vetrina&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5604896063125151150-6145111040198371212?l=cosmati.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cosmati.blogspot.com/feeds/6145111040198371212/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/10/cosmati-marmorari-magistri-romani.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/6145111040198371212'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5604896063125151150/posts/default/6145111040198371212'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cosmati.blogspot.com/2011/10/cosmati-marmorari-magistri-romani.html' title='Cosmati. Marmorari Magistri  Romani - I miei Libri'/><author><name>Nicola Severino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06847901105750676880</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://2.bp.blogspot.com/-Akuq8Gh3hnU/Tp6QUUX8VxI/AAAAAAAAIiY/V6k0XQbvkJU/s220/Nik%2Bprofilo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-r1wqAqUzxK4/Tp1GmJnwStI/AAAAAAAAIh8/yeYHgjHM98c/s72-c/pisa%2Bcosmatesca.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
